12 Aprile 2026, 2° Domenica di Pasqua
Prima Lettura
Dagli atti degli apostoli At 2, 42-47
Salmo
Salmo 117
Seconda Lettura
Dalla prima lettera di San Pietro apostolo 1Pt 1, 3-9
Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 20, 19-31
Quanto abbiamo ascoltato ci riconduce allo stato nascente della Chiesa, al momento in cui la predicazione di Gesù, le sue vicende, la sua morte in croce, la sua sepoltura traboccano all’improvviso in una realtà storica visibile che è una comunità che crede in Lui e che si ritiene investita di una responsabilità che ha i confini della storia umana: quella di annunciare la liberazione da morte e da ogni schiavitù compiuta da Dio in Gesù Cristo.
Questo è il nucleo incandescente delle origini.
E naturale che un credente senta di continuo il richiamo delle origini, dello stato nascente della realtà a cui appartiene, quasi per ritrovare lì una identità che altrove non sa più trovare, per ritrovare lì una certificazione che da nessun altro luogo o autorità può venirgli.
Soprattutto nei momenti di crisi, quando cioè le fondamenta storiche si sfaldano il ritorno alle origini sembra l’unica via di salvezza.
E così anche nella liturgia odierna.
Per il ‘circolo vizioso’ della fede che nutre se stessa di se stessa, qui noi ci troviamo non alle origini remote — quelle di cui narra la Scrittura — ma alle origini permanenti; questa parola «pace a voi» non fu detta, è detta; il rapporto con il Vivente non avvenne, ma avviene.
Ciò che noi rappresentiamo sotto forma di memoria storica in realtà appartiene all’ordine della dinamica genetica dell’esperienza di fede.
E importante sottolinearlo.
Possiamo allora — per riproporci, alla luce del messaggio odierno, l’identità dell’essere cristiani — distinguere tre momenti tra loro articolati, nessuno dei quali va saltato.
Non è senza grande significato il fatto che nella cornice della città di Gerusalemme, gli Apostoli erano rinchiusi dentro una stanza per paura dei Giudei.
Siamo proprio nella rappresentazione quasi simbolica della città della paura, la città della violenza, dell’oppressione, della schiavitù.
La paura è il simbolo psicologico di una condizione oggettiva di schiavitù.
In questo contesto, sboccia una piccola gemma in un albero che sembra secco, annientato dall’inverno, una piccola gemma che annuncia l’esplosione di domani.
Entra Gesù e dice una parola: «pace a voi».
La cornice è la paura, il messaggio è la pace.
Non è un saluto di convenienza, di un galateo arcaico, ma è la parola tematica delle promesse messianiche: in voi si adempie la promessa del Padre.
Questo è l’atto di nascita della comunità cristiana, che non ha altre matrici che questa parola detta non dal Gesù di prima della Croce, ma dal Gesù risorto, pieno cioè della potenza di Dio.
Questo è il legame, il trait d’union tra il mondo storico in cui Gesù non è che un uomo condannato a morte e crocifisso e sepolto, e questa ulteriorità misteriosa, miracolosa del Regno in cui Egli appare come risorto e fa nascere dalla sua parola una comunità che ha la missione di realizzare la pace.
«Pace a voi. Come il Padre ha mandato me io mando voi».
Non li manda a compiere un ministero religioso, a spargere benedizioni, a costruire templi, ad alzar statue, a far processioni… , li manda a realizzare la pace.
Questo è il compito della Chiesa: tutto il resto nasce per superfetazione storica e tutto muore.
Muoiono i costumi religiosi, le abitudini, i riti, ma questa forza, come la linfa vitale di una primavera che fa sbocciare le gemme da un albero secco, non viene mai meno e non appartiene in proprio a nessuno.
Il compito che un credente gestisce non è suo, è del genere umano in quanto tale.
Anche questo è un altro tratto importante da non perder di vista in questa specie di identikit della comunità cristiana alle origini.
La pace viene accolta dai discepoli con questo soffio dello Spirito Santo che nel Vangelo di Giovanni sostituisce la narrazione della Pentecoste: lo Spirito di Dio è la potenza di Dio.
Come lo Spirito soffiando sul caos originario fece nascere le forme di vita dall’informe, l’ordine dal caos, così questa forza dello Spirito, che è forza di pace, fa nascere la pace, l’ordine, l’armonia là dove c’è il disordine e la morte.
Da “Il Vangelo della pace” vol 1, anno A