19 Aprile 2026, 3° Domenica di Pasqua

19 Aprile 2026, 3° Domenica di Pasqua

Prima Lettura
Dagli atti degli apostoli At 2, 14, 22-33

Salmo
Salmo 15

Seconda Lettura
Dalla prima lettera di San Pietro apostolo 1Pt 1, 17-21

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca Lc 24, 13-35


Se fra tutti i racconti delle apparizioni di Gesù contenute nel Nuovo Testamento questo ci è particolarmente caro, non è solo per la cornice narrativa, per le tonalità psicologiche che dànno a questo evento miracoloso una prossimità ineguagliabile ai ritmi, alle misure comuni della sensibilità e del discorso umano, ma anche, forse soprattutto, perché qui più che la manifestazione delle ragioni oggettive della gloria di Cristo, c’è come la difesa, la presa d’atto delle titubanze soggettive, delle incertezze, dell’intera gamma di modulazioni spirituali che vanno dal dubbio alla certezza.

Quando parliamo di fede troppo facilmente, sia per suggestioni presenti sia per condizionamenti tradizionali, alludiamo ad una certezza incrollabile.

Ma le certezze incrollabili fanno alzare il tono della voce, alimentano fanatismi.

Ma è proprio così, nell’esaltarla, che sradichiamo la fede dalla condizione umana.

La fede comincia ad essere in noi quando appena appena balena come una speranza.

Vorrei dire che lo sperare di credere è già un credere alla maniera incipiente.

La nostra vita di fede, se è accomodata adeguatamente nella autenticità dello spirito e nelle norme oggettive che vengono dal Vangelo, è come un oscillare tra un credere che è solo uno sperare di credere e un credere che è una certezza incrollabile.

Noi abbiamo bisogno che sia difesa questa varietà del credere, questa infinita diversità degli atteggiamenti dello spirito che noi riconduciamo, per necessità di linguaggio, ad un solo concetto.

Conosco persone che credono solo perché sperano di credere e conosco persone che credono con assoluta certezza, senza l’incrinatura minima del dubbio.

Io non so chi è più gradito a Dio, so certo che noi non possiamo mai, in nome di nessun appello, fare violenza allo Spirito, nemmeno al nostro.

Ecco perché questo racconto, che è anche frutto di una sapiente costruzione dell’autore sacro, ci è particolarmente caro, perché il viaggio di questi due discepoli è veramente l’emblema di un viaggio che tutti noi conosciamo.

Da “Il Vangelo della pace” vol 1, anno A

/ la_parola