28 Dicembre 2025 – Sacra Famiglia

28 Dicembre 2025 – Sacra Famiglia

Prima Lettura: Dal libro del Siracide – Sir 3, 2-6. 12-14
Salmo 127

Seconda Lettura: Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Colossési – Col 3, 12-21

Vangelo: Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 2, 13-15. 19-23

Se potessimo — ma non è questa la sede giusta — riandare, sia pure rapidamente, a una storia della famiglia fin dalle origini, vedremmo che quella che chiamiamo famiglia cristiana è stata elaborata con saggezza e anche con ricchezza di determinazioni giuridiche a partire dall’epoca dell’agricoltura e sta morendo sotto i nostri occhi, nell’epoca dell’industrializzazione intensa.

La famiglia patriarcale si reggeva su alcuni princìpi solidi: l’autorità paterna, in cui tutti gli eventuali conflitti del gruppo familiare si risolvevano in virtù di autorità; il ruolo subalterno della donna nei confronti del padre di famiglia; e la dipendenza dei figli nei confronti dei genitori, dipendenza che garantiva la trasmissione continuata dei modelli di vita e dei valori morali dai padri ai figli e dai figli ai loro figli.

Questo modello non regge più. Sono sopravvenuti dei fatti che anche la nostra legislazione ha registrato.

L’autorità familiare non è più univoca. Ormai il diritto — si legge anche nei riti matrimoniali — prevede due capi della famiglia, il padre e la madre. Questa impossibilità di ricondurre a unità l’autorità sul gruppo è, se ci pensate, un grosso rebus dal punto di vista giuridico. Evidentemente la vera autorità dovrebbe essere un’altra, non identificabile con nessuna persona: dovrebbe essere l’amore interno alla famiglia.

Mentre da una parte sembra crollare un modello di famiglia cristiana, dall’altra vien fuori un valore con il quale i cristiani dovrebbero trovarsi a casa propria: l’amore che tiene uniti, l’amore che ha mille modi di manifestarsi ma che non ammette istanze che vadano al di sopra di sé.

E questo fatto indica la fragilità, per un verso, della famiglia nuova a cui aspiriamo, ma anche la sua forza, la sua novità. L’amore non implica dipendenze, non segue metodi coattivi che non siano ispirati alla stessa legge dell’amore, e quindi diventa il valore portante.

È sopravvenuta anche l’emancipazione della donna, la quale ha ormai spazi sociali suoi e vuole vivere la sua vita, senza venir meno alle sue responsabilità familiari, come soggetto integro, non dipendente che dalla propria volontà.

E finalmente i figli non sono più disponibili a far propri i modelli dei genitori in modo acritico, ma precocemente si pongono in un rapporto di autonomia nei confronti delle istanze parentali: vogliono fare la propria esperienza, fare le proprie scelte.

Il nucleo della famiglia sembra disgregarsi. Come ci rapportiamo a questi fatti? Confrontarsi con essi non significa affatto indulgere alla critica distruttiva di ciò che di buono abbiamo potuto ereditare.

Ma — lo ripeto — non si può militare nella lunghezza d’onda dell’universalità che ci viene imposta dalla parola di Dio rimanendo chiusi nel tepore delle nostre privilegiate esperienze. Questa forma di ripiegamento ideologico è funesta più di quanto non sembri.

Gli ambienti devoti spesso sono pericolosi appunto perché con ostinazione assumono a misura universale ciò che appartiene a un’esperienza estremamente particolare e che, oltre tutto, non è più in grado di sovrastare le minacce che ormai incombono da ogni parte.

Riprendiamo il filo del discorso dicendo: ecco, il Vangelo non ha un modello da offrire. Gesù apparve in una società in cui i rapporti patriarcali erano rigidissimi, in cui erano ferme e sacralizzate le caratteristiche che ho enunciate prima: l’autorità del padre, la non-esistenza pubblica della madre — che non aveva nemmeno diritto di fare deposizioni in tribunale perché la testimonianza della donna non valeva — la sudditanza del figlio, la cui educazione consisteva nell’assimilazione mnemonica di tutte le massime della tradizione.

Gesù entrò in quel mondo e, se fu respinto, fu proprio perché non si adattò al modello. Egli non visse in una famiglia patriarcale. Sappiamo come già da 12 anni, se diamo retta alla lettera del Vangelo, egli si sottrasse all’autorità del padre e della madre e insegnò nel Tempio, non curandosi delle loro preoccupazioni, rivendicando il suo diritto di fare le cose del Padre.

Nei confronti della donna egli si comportò con estremo rispetto, esaltandone la libertà e l’autonomia. Rimandò i farisei che volevano lapidare l’adultera svergognandoli.

Dette alla donna un ruolo fondamentale nell’annuncio stesso del Vangelo, perché l’annuncio primo della resurrezione fu portato da una donna; e se è vero che testimonianze femminili non valgono, è paradossale che la testimonianza sul fatto essenziale della salvezza — la resurrezione — sia stata affidata per prima a una donna.

C’è dunque nel Vangelo una ricchezza di spunti profetici che alludono a un’altra condizione umana. Questi spunti sono rimasti senza sviluppo a causa della sistemazione della Chiesa all’interno della cultura del mondo greco-romano.

E allora la Chiesa ha compiuto una sintesi tra valori profetici, di tipo evangelico, e strutture etico-giuridiche desunte dalla storia e perciò provvisorie.

Ora siamo alla scomposizione e dobbiamo dirci intanto alcune cose fondamentali.

Da “Il Vangelo della Pace”, vol. 1, anno A

/ la_parola