30 Novembre 2025, 1° Domenica Avvento

30 Novembre 2025, 1° Domenica Avvento

Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaia – Is 2, 1-5

Salmo
Salmo 121

Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani – Rm 13, 11-14

Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 24, 37-44


La descrizione del futuro è una via indiretta per illuminare quelle falde della coscienza che restano ignote a una pura analisi mentale, perché la nostra ragione è figlia del tempo e solo la nostra immaginazione lo trascende. Ecco perché chi guarda al futuro, e chi guarda al profondo dell’uomo, è nel tempo ma fuori dal tempo: ha bisogno dell’immaginazione.

È l’immaginazione che mi prospetta la possibilità di trasformare gli strumenti di guerra in strumenti di pace. Del resto, appena venti anni fa o poco più, dopo la terribile tragedia della bomba di Hiroshima, ci fu un grande slancio per trasformare gli atomi in “atomi per la pace”. Ma vedete bene che, in realtà, non è così: gli atomi non sono per la pace, sono per la guerra.

Noi non possiamo servirci di ciò che l’intelligenza ha realizzato in stato di peccato. Le leggi segrete dell’atomo non sono state scoperte in stato di pace e d’amore, ma in stato di peccato, cioè con l’intenzione di usare queste forze contro l’uomo, e non importa se contro un avversario iniquo: comunque contro l’uomo.

Questo contagio — chiamiamolo peccato originale — insegue anche tutta l’organizzazione scientifica. Prima di fare lo scienziato, un uomo dovrebbe fare un anno di deserto per entrare, con cuore innocente, nell’uso degli strumenti scientifici, altrimenti egli condivide lo stato di peccato che ormai investe collettivamente la ricerca scientifica, volta sempre più alla distruzione del mondo.

Nonostante di tanto in tanto emergano scienziati che gridano o addirittura inventano cose che sono per la nostra liberazione, la spinta collettiva del mondo scientifico obbedisce ancora all’originaria spinta verso la distruzione.

Noi dobbiamo esercitare una vigilanza che, senza cadere in discriminazioni assolute, discerna ciò che nell’uomo è per la pace e ciò che è per la guerra. Questo criterio di distinzione deve arrivare a tutti gli aspetti della nostra vita: questa è la vigilanza.

Nessuno come noi, in questi anni, è stato sottoposto a una specie di violenta pressione di idee che, se andate a vedere, giovano sempre a chi vuole la guerra. C’è da rimanere preoccupati per le sottili trasformazioni a cui sono sottoposte l’idea di giustizia, l’idea di libertà, l’idea di dignità umana…

C’è chi dice: “Io sono nel mondo libero”; l’altro dice: “Noi siamo nel mondo giusto”. In realtà non c’è libertà e giustizia da nessuna parte. Non esiste un mondo-modello. Domina la tendenza a collocare le ragioni del male sempre nel nostro avversario.

Negli ultimi due o tre anni è cresciuto il bisogno di giustificare la crescita della nostra forza demonizzando l’avversario, che acquista ai nostri occhi le dimensioni di Satana. Abbiamo così la metamorfosi delle ragioni politiche in ragioni mistiche, contro cui nessuno — direi anche per gelosia della profezia — deve essere così vigilante come il credente.

Sempre di più noi dovremo volgere la nostra riflessione morale di credenti su questo argomento. La Parola del Signore, per chi ci crede, ha una sua perennità, ma — come sappiamo — non è un oggetto: la sua verità è una verità di relazione; essa è vera in relazione a qualcosa.

Il termine a cui essa va riferita è sempre il tempo in cui si vive. Quella stessa Parola o io la tengo in alto, come fanno certe liturgie orientali, circondata da miniature d’oro e con l’incenso la proclamo, ma allora vola via oltre il tempo ed è una menzogna consolatoria, è come l’oppio; oppure la riferisco alla situazione concreta in cui sono immerso, e allora essa si dischiude all’improvviso rivelando di sé e in sé doni di sapienza nuovi.

Questa è la forma che dobbiamo seguire perché la Parola di Dio sia non a nostra condanna ulteriore, ma a nostra salvezza.

Da “Il Vangelo della Pace”, vol. 1, anno A.

/ la_parola