4 Gennaio 2026 – 2ª Domenica dopo Natale

4 Gennaio 2026 – 2ª Domenica dopo Natale

Prima Lettura: Dal libro del Siracide (Sir 24, 1-4.8-12)

Salmo 147

Seconda Lettura: Dalla lettera di San Paolo apostolo agli Efesini (Ef 1, 3-6.15-18)


Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 1-18)

[In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto
di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.]

Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.

[Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.]

Giovanni gli rende testimonianza e grida:
«Ecco l’uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

Parola del Signore


Ascoltando la Parola del Signore ci viene comunicata la cognizione che è nascosta fin dalla fondazione del mondo. È una cognizione che ci dà l’altra faccia delle cose, ciò che non può mai essere raggiunto da nessun umano sapere.

Noi avvertiamo che Dio è potente, e grande, ma non perché è utile, non perché serve. Dentro la sapienza mondana che parte dall’uomo, Dio nasce e muore a seconda che è utile o inutile. In una società dove Dio è utile tutti diventano religiosi; quando Dio diventa inutile, Dio è morto (si dice: lo dicono anche i teologi).

Ma questa è sapienza umana. Questo vuol dire aver sottratto Dio alla sua sufficienza, alla sua straordinaria inutilità. Perché la sapienza non è utile a niente. Quel che impariamo a scuola è utile, la sapienza non serve perché essa non ha come suo riferimento l’utilità.

Cerchiamola dove deve essere cercata: in una politica, in una sana filosofia, in una cultura valida. Tutte queste cose sono dell’uomo e sono necessarie al mestiere d’uomo, ma la sapienza non misuriamola mai secondo la sua utilità, che anzi essa ci apre quello spazio straordinario in cui avvertiamo l’esistenza come pienezza semplicemente perché è inutile; l’amore è inutile; lo stare insieme è perder tempo.

L’esistenza ha degli spiragli in cui ci manifesta che la sua verità è il non servire a niente ma essere, semplicemente. L’esistenza gratuita ci sfiora a volte il cuore con delle intuizioni che sono come quelle dell’infanzia o della bellezza della natura, che danno ristoro a noi, uomini martirizzati dalla società dell’utile che ci divora e ci disumanizza, e deturpa perfino la natura, taglia perfino le nostre radici biologiche.

Noi dovremmo essere testimoni dell’importanza della preghiera, dell’adorazione che non serve, del canto che non è come un canto di battaglia o di un corteo: è semplicemente esprimere questa gioia per la sapienza che era da principio e dalla quale siamo stati fatti.

In questa gioia possiamo riposare. È qui che la consolazione diventa lecita, non diventa alienante. Il senso delle cose è dopo la loro storia; il senso delle cose è proprio là dove il nostro ragionare tace impotente.

È quando uno muore che dovremmo domandarci che senso ha quest’uomo. Là dove il compasso della ragione mette la sua punta estrema, ivi comincia il non-senso dell’uomo ed emerge la sapienza o il vuoto, o il nulla. Ma la sapienza di Dio tutto circonda, noi lo professiamo, e attraversa tutte le cose e si fa manifesta agli eletti; i quali eletti non sono l’aristocrazia, sono coloro a cui è dato il compito di essere testimoni, le sentinelle della sapienza, che devono spargersi sul mondo, non essere una casta a sé.

Ci sono questi uomini della sapienza diffusi nel mondo e sono coloro (fateci caso) a cui si pensa nei momenti in cui non si sa pensare più a nessuno. Sono le presenze che vi danno la trasparenza del senso, a cui vorreste ricorrere per avere la parola giusta nel momento in cui non ce n’è più nessuna.

I cristiani non devono essere soprattutto il sale della terra? Questo devono essere. Non una pattuglia armata, non una formazione politica, una presenza accanto alla quale si passa con una spallucciata, quasi scherzando (gente inutile!), ma nel momento in cui avvertite il logoramento delle vostre strategie, vi voltate indietro per ricercarla, la presenza scansata. Quell’uomo inutile era l’uomo necessario.

E Gesù chi era? Un uomo assolutamente inutile: non era né un lavoratore, né un politico, né un maestro. Era non catalogabile. Se fosse stato in un albo professionale non sarebbe morto: per solidarietà di corpo i maestri lo avrebbero difeso. Ma Egli non era difendibile perché non era di nessuno. Ed era di tutti, per questo.

Da “Il mandorlo e il fuoco”, vol. 1, anno A

/ la_parola