5 Aprile 2026, Pasqua di Resurrezione

5 Aprile 2026, Pasqua di Resurrezione

Prima Lettura
Dagli atti degli apostoli At 10, 34. 37-43

Salmo
Salmo 117

Seconda Lettura
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi Col 3, 1-4

Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 20, 1-9


Io vorrei vivere questa Pasqua con grande amore per ciò che è nuovo:
per la gemma che sboccia,
per il bambino che nasce,
per l’amore che si intreccia,
per tutto ciò che sa di vita,
e non per creare uno spazio privato di consolazione di fronte ad un mondo che va per conto suo, ma perché queste cose diventino centrali nel mondo, siano nel mondo nell’ordine dei fini a cui tutto è orientato. Questo io devo volere.

Certo, lo capisco, sono come un pazzo.

Quando le donne andarono dagli Apostoli, che erano dei maschi ben formati nella loro cultura, essi dissero: «questi sono vaneggiamenti da donne» e ci volle la presenza effettiva del Signore perché cambiassero mente.

Così noi rischiamo di essere trattenuti da questo cambiamento profondo del cuore dal timore del giudizio che viene pronunciato attorno a noi. Veniamo chiamati dei sognatori, ubriachi alle nove di mattina — come fu chiamato Pietro —.

Eppure se non un po’ ubriachi, se non siamo un po’ pazzi, se non abbiamo questo lievito nuovo che certamente fa stupore e scandalo negli spacci autorizzati del vecchio lievito che sono impiantati dovunque, noi non possiamo entrare nella Pasqua.

Blateriamo alleluja, facciamo riti, accendiamo dei ceri e la morte continua il suo trionfo.

Satana si serve dei nostri stessi riti per andare avanti. Vicino ai campi di sterminio si cantava «Stille Nacht» tutti i Natali, con commozione e lacrime e con grande entusiasmo dei cappellani.

Non possiamo più permettere questo!

Ecco qual è l’inquietudine delle nostre pasque, la nostra diffidenza evangelica di fronte ai riti che pur celebriamo col bisogno di spezzarne i confini e soprattutto l’efficacia mistificante.

Noi dobbiamo vivere la Pasqua lasciandoci fermentare da questo nuovo lievito.

L’impossibile diventerà possibile se questo cambiamento avverrà.

«Non sapete che un pizzico di lievito — come dice Paolo — fa fermentare la pasta?»

Questo il nostro proposito: di essere un pizzico di lievito perché tutta la pasta cambi.

Perché questo avvenga occorre una grande fede non solo nell’onnipotenza di Dio, ma anche nelle capacità, nelle risorse che sono nel cuore umano.

Viviamo questa Pasqua accogliendo come monito, più che come una consolazione, la parola del Signore «non temete».

Non dobbiamo temere perché se ci convertiremo, se ci lasceremo fermentare dal nuovo lievito noi saremo il lievito che cambierà tutta la pasta.

Noi dobbiamo avere questa fede che sembra assurda.

Dico ‘noi’ non in senso fisico e numerico. Penso a tutti quelli, e sono tantissimi ormai nel mondo, che hanno compreso che il regno di Satana è alla sua fine; o esso ci stritolerà nel suo trionfo finale o noi finalmente, secondo la promessa pasquale, avremo impiantato ovunque le tende in cui si canta alla vita.

Da “Il Vangelo della pace” vol 1, anno A

/ la_parola