6 Settembre 2026, 23° Domenica t.o.

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Prima Lettura – Dal libro del profeta Ezechiele Es 33, 7-9

Salmo 94

Seconda Lettura – Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani Rm 13, 8-10

Vangelo – Dal Vangelo secondo Matteo Mt 18, 15-20

 

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Una rapidissima riflessione che metta in evidenza il senso preciso, esegeticamente parlando, dei tre brani.

Nella parola di Ezechiele il profeta è come una sentinella che scruta e grida e annuncia la volontà di Dio e si assume la responsabilità del comportamento degli uomini: ogni cristiano, erede di questa qualità profetica, ha, non dico il diritto, ma l’obbligo di scrutare e di gridare e di considerarsi responsabile della sorte del mondo.

Nel secondo brano Paolo inserisce la parola di Gesù sul primato dell’amore in un contesto dialettico il cui tema è l’importanza della legge. In Paolo l’amore non appare come sostitutivo di ogni legge, come una ingenua alternativa senza riferimenti alle strutture della società, ma come un luogo risolutivo di un processo di vita morale, civile e religiosa in cui la legge ha la sua importanza, sia pure subordinata.

In Matteo abbiamo un primo germe di prassi giuridica. Teniamo conto che il Vangelo di Matteo è stato scritto per le comunità giudaiche che ancora si trovavano estremamente imbrigliate dentro la tradizione della Sinagoga, per cui era necessario trovare qualche norma concreta per poter conciliare un comportamento ispirato all’amore e un certo rispetto delle regole della comunità.

L’importanza del brano è nel grande principio che Gesù pone:

“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”.

Come dire: non c’è regola, non c’è norma, non c’è autorità che possa passare sopra a questo principio costitutivo dell’essere Chiesa: la presenza di Gesù là dove due o tre si riuniscono nel suo nome. Allora essi non possono essere oggetto di legge ma diventano, necessariamente, soggetti, perché Cristo è tra loro, ed è con loro.

Queste osservazioni ci aprono il terreno per la riflessione su un tema che fra tutti gli altri ci è consueto e che quando lo incontro son tentato di escluderlo quasi per il sentimento della inevitabilità della ripetizione. Ma poi mi accorgo che la ripetizione è solo formale, perché per quanto riguarda i contenuti del discorso sul primato dell’amore, essi affluiscono abbondanti e sempre nuovi dall’esperienza storica.

Non si può continuare a professare una identità cristiana senza aver fatto i conti col rapporto fra il primato dell’amore e la realtà storica nella quale viviamo. Una realtà storica che è sempre più satura di delusioni e quindi porta in sé sempre più forti le spinte a cercare nell’amore, nella gioia dello stare insieme il rifugio, la consolazione, il riparo da una realtà pubblica diventata insopportabile.

Ma è proprio questo l’amore che Paolo condanna, perché colpisce, nonostante le apparenze esterne, il cuore stesso del Vangelo. Abbiamo già detto che non possiamo vivere il precetto dell’amore se non all’interno di una responsabilità nei confronti del mondo.

Una vita di comunità in cui i singoli vivono voltando le spalle al mondo è già al polo opposto della comunità cristiana perché è una comunità di irresponsabili che mirano a trovare nella sfera del sentimento quello che non hanno trovato nella sfera della ragione, della pratica di vita collettiva e dei rapporti col mondo.

Non c’è angelo terrestre che non mangi e non consumi, per cui il suo innesto nella storia di tutti è fatale, è oggettivo, dovuto alle cose che usa. Ogni tentativo di isolarsi nello spirito abusa di questa immensa e anonima cariatide che è la fatica dell’umanità che, nella ipotesi che adesso descrivo, dovrebbe star china per sorreggere sulle sue spalle l’orante che alza le mani al cielo.

Questa fuga è fuori dalla logica biblica. Questo è il dramma: noi dobbiamo vivere l’amore dentro la responsabilità.

Ecco perché è molto importante, anche se crea problemi di ogni genere, quanto dice Paolo della necessità di obbedire alla legge, alla autorità politica perché essa è strumento di Dio. E pericoloso questo riconoscimento ma è fondamentale. La politica è seria! Ecco il discorso, comunque poi si debba giudicare in concreto il rapporto legale con la «polis».

Da “Il Vangelo della Pace” vol 1, anno A

/ la_parola