Anna Foa “Il suicidio di Israele” – Recensione di Allaman Allamani

Anna Foa “Il suicidio di Israele” – Recensione di Allaman Allamani

Anna Foa, che è stata docente di Storia Moderna all’università “La Sapienza” di Roma e che è autrice di molte pubblicazioni, con questo libro ha vinto il premio Strega 2025 per la saggistica. Il testo è stato dato alle stampe nell’agosto 2024, dieci mesi dopo l’eccidio di Hamas del 7 ottobre 2023 – con i suoi 1.195 morti e i 251 rapiti, di cui 168 sopravvissuti, e la successiva risposta dello stato di Israele – con un numero di morti palestinesi a Gaza calcolate al 2026 tra 73.000 e 90.000 – ma mantiene ancora oggi la sua attualità entro il novero delle pubblicazioni uscite negli ultimi tempi,  in quanto il clima di guerra e devastazione si protrae tuttora,  né è mai cominciata una ricostruzione di quanto finora distrutto.

Buona parte del libro tratta, con singolare imparzialità, le vicende che hanno portato alla nascita dello Stato di Israele e agli accadimenti successivi fino ai tempi nostri. Vengono ricordati il sorgere del sionismo, che sosteneva il ritorno del popolo ebraico alla terra d’origine, parallelo ai movimenti di rinascita nazionale sviluppatisi in Europa nell’800; gli insediamenti ebraici che nel ‘900 si sono via via accresciuti in Palestina; la dichiarazione del ministro inglese Balfour del 1917, che  prospettava là la  creazione di un “focolare” per il popolo ebraico;  i successivi scontri e a volte massacri tra ebrei e arabi, questi ultimi contrari a tali insediamenti; l’immigrazione clandestina diffusasi alla fine della seconda guerra mondiale; e la decisione dell’ONU del 1948 di sancire la nascita del nuovo stato di Israele. Ciò provocò guerre, che nel 1948, 1967 e 1973 videro contrapposti da un lato Israele e dall’altro l’Egitto e i paesi arabi confinanti; e l’insorgere di azioni terroristiche, esportate poi anche in Europa e nel mondo. Ma non sono mancati i momenti di incontro: la pace firmata tra il presidente egiziano Sadat e il primo ministro israeliano Begin nel 1978, quella tra Israele e Giordania del 1994, e gli accordi di Oslo tra il governo israeliano di Ytzhak Rabin e l’Autorità nazionale palestinese di Yasser Arafat, i quali tuttavia non hanno poi trovato la loro attuazione. E Sadat e Rabin hanno pagato col martirio la loro politica per la pace.

Poi, nel 2005, il governo di Ariel Sharon decise unilateralmente la restituzione della striscia di Gaza ai palestinesi, il che ha condotto alle elezioni del 2006 vinte da Hamas, che a sua volta non riconosce lo stato di Israele e appoggia la lotta armata. Ne è conseguita una guerra civile tra Hamas stessa e l’Autorità palestinese, che ha generato un’opera di islamizzazione della popolazione.

 

Nell’ultima parte del libro, passando dalla ricostruzione storica a una presa di posizione sugli eventi recenti Foa riporta due diverse linee di pensiero che hanno attraversato Israele, le quali oscillano tra la concezione democratica di uno stato aperto, a chiunque, e quella di una nazione popolata da soli ebrei. Di fatto oggi in Israele i cittadini arabi sono quasi 2.200.000 su una popolazione complessiva di 10.250.00 abitanti. In ogni caso, secondo l’autrice, il paese a partire dal 2023 ha subito una trasformazione autoritaria, con la polizia che attacca le manifestazioni di dissenso, le prigioni piene di cittadini arabi israeliani e cisgiordani, detenuti senza processo, le dichiarazioni razziste dei ministri che si moltiplicano. E, aggiunge, che se è “ingiustificabile l’atroce massacro di civili del 7 ottobre 2023… in nome della lotta dei palestinesi per il loro stato, frutto di una scelta terroristica”, altrettanto “ingiustificabile è chiudere gli occhi di fronte al massacro di Gaza …che non esita a colpire vecchi e bambini per uccidere un solo capo di Hamas, …e alle parole di pulizia etnica dei ministri di Israele, opera di uno stato che si proclama democratico”. Il mondo condanna la distruzione di Gaza e gli alleati di Israele se ne distanziano. L’antisemitismo cresce. Il percorso di Israele, con l’escalation che si protrae con violenze e bombardamenti, restituendo colpo su colpo, appare sempre più come un vero viaggio verso il suicidio.

 

Il libro termina con qualche nota di speranza. Molte sono state e sono le voci nel paese che si fanno sentire per una pacifica convivenza. Gli israeliani, sostiene Foa, dovranno di necessità trattare con Hamas, che non può esser distrutta politicamente senza una diversa politica nei confronti dei palestinesi e un accordo con i paesi arabi.

 

Nell’aprile 2026 Anna Foa, in Mai più, la sua ultima pubblicazione, uscita sempre per Laterza, sviluppa ulteriormente il suo pensiero sull’uso che viene oggi fatto della Shoah. Questo uso, che in modo secondo lei “cinico e spregiudicato” viene adoperato per sostenere le ragioni dello stato di Israele, metterebbe di fatto a rischio il patrimonio di valori costruiti attorno alla memoria della Shoah stessa. Invece oggi più che mai, asserisce, è da rivendicare un mai più che valga per tutti: contro le carneficine di ogni donna e uomo, di ogni essere umano, a prescindere da ogni credo e identità.

 

 

 

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