Balducci su Francesco d’Assisi – di Giovanna Checchi

Balducci su Francesco d’Assisi – di Giovanna Checchi

Ernesto Balducci, Francesco d’Assisi, Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole (Firenze), 1989

Nell’anno in cui si celebra l’ottavo centenario della morte del Santo protettore d’Italia rileggere il libro scritto da Padre Balducci tanti anni fa, pubblicato addirittura nell’anno del crollo del muro di Berlino, dà la sensazione che questi trentasette anni non siano mai passati.

Strutturato in dieci capitoli, affronta aspetti molto diversi della figura di colui che, battezzato con il nome di Giovanni è poi diventato per tutti Francesco di Assisi. Si parte dalla biografia, dalla sapienza del povero, dal suo rapporto con le donne fino ad arrivare alla straordinaria sintonia con la natura anche in punto di morte, quando volle esser steso per terra facendosi ancora una volta umile.

Alcuni snodi biografici e storici sono di particolare interesse, cominciando dal suo rapporto con gli ultimi come, per esempio, i lebbrosi per arrivare al tema delle Crociate e del rapporto con il mondo islamico.

“Il servizio reso ai lebbrosi non fu per Francesco un eroico servizio di carità, fu la pratica rivelativa del vero fondamento del rapporto tra l’uomo e l’uomo e dunque del rapporto tra l’uomo e Dio, il metro aureo per misurare la disumanità del mondo così com’è e, dunque, per contrasto, le fondamenta del mondo come dovrebbe essere.” (p. 22)

Molto interessante la ricostruzione del rapporto di Francesco con i suoi genitori. Balducci sottolinea la complicità materna e l’ottusità paterna. Il padre, infatti, era ricorso in prima battuta alla violenza fisica e alle punizioni per raddrizzare quel figlio così pazzo e poi addirittura ai consoli con l’imputazione di aver sottratto del denaro in casa.

E sulla scelta della povertà Padre Balducci si lancia in una visione che arriva fino agli ideali marxisti, quando scrive: “Il suo rigore va inteso come scelta connaturale a una fraternità che voleva essere un segno degli ultimi tempi, una forma di vita modellata sul vangelo e collocata sulla soglia di una pienezza che, di per sé, abolisce, nei rapporti di scambio, la mediazione di quella merce per eccellenza, il denaro, che Marx descriverà come il feticcio dell’età capitalistica.” (p. 38)

Nell’ultimo paragrafo, intitolato “L’uomo del futuro”, Balducci scrive, con parole profetiche: “Oggi l’uomo sa che non ci sarà salvezza fino a che i minori, i lebbrosi della terra, non siederanno al convivio comune, fratelli tra i fratelli, e lo sa non per una più ricca intuizione morale ma perché l’alternativa è, prove alla mano, la morte di tutti. Oggi la chiesa sa che la saggezza di Elia e di Ugolino non ha più futuro, che il suo compito è di essere una chiesa conviviale, dove nessuno sia il superiore di nessuno, dove la qualifica di fraternità abbia la meglio su ogni altra distinzione, anche su quella tra papa, vescovi, preti e laici: la chiesa dovrà essere, nel mondo di tutti, una pacifica galassia di innumerevoli fraternità.” (pp. 175/176)

Attendiamo dunque che questo saggio, veramente ricco di riflessioni di una straordinaria attualità, venga di nuovo pubblicato dalle edizioni Gabrielli, con la puntuale ed esaustiva introduzione di Pietro Domenico Giovannoni, per poter raggiungere tutti coloro che non l’hanno ancora mai letto.

Giovanna Checchi

 

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