Gesù e Cristo – di Allaman Allamani

Gesù e Cristo – di Allaman Allamani

Vito Mancuso. Gesù e Cristo. Milano, Garzanti, 2025, pp. 776, 23,75

 

In questo libro ponderoso Vito Mancuso si propone di ricostruire nuovamente, dopo averlo decostruito, il legame tra Gesù e Cristo, il quale, come egli afferma, è frutto di una tradizione che, a partire dalla storia di Gesù, riportata essenzialmente dai vangeli di Marco, Matteo e Luca, si è in seguito arricchita dei nuovi significati e dei nuovi simboli a cominciare dalle lettere di Pietro e Paolo e dal vangelo di Giovanni.

 

Con uno stile piano e un linguaggio chiaro, a tratti persino, per così dire, sbrigativo, l’autore analizza in dettaglio i commenti e le discordanze reperibili nel Nuovo Testamento attraverso un approccio di ‘senso letterale’, di cui è ricca di discussioni la letteratura neotestamentaria, peraltro spesso tralasciando altri punti di vista interpretativi – l’allegorico, il morale, l’anagogico, lo spirituale-   usualmente impiegati nelle riflessioni sulla Parola. Tra i temi esaminati con atteggiamento critico vi sono l’ebraismo, la maternità di Maria, il processo e la crocifissione di Gesù, la salvezza, la redenzione, la risurrezione. Mancuso concorda che per Gesù l’etica del comportamento è prioritaria rispetto ai precetti rituali, e che la Legge deve essere necessariamente interiorizzata per avere efficacia. Ma evidenzia ripetutamente come l’assunto escatologico/apocalittico del centro del messaggio di Gesù storico– cioè l’avvento del Regno di Dio nella terra d’Israele e la sua venuta imminente – si sarebbe imprevedibilmente rivelato una previsione fallace. 

 

Riguardo la figura di Cristo, Mancuso sottolinea che nella tradizione cristiana essa viene presentata come precedente la storia e di là da essa; ma rimarca come la concezione di Cristo redentore, che attraverso la sua sofferenza e morte espia i peccati del mondo per chi crede in Lui, sia basata su una concezione amartio-centrica, cioè sulla centralità del peccato originale, e sulla esclusione dalla redenzione di chi non crede in Lui; il che, dice, non sarebbe oggi così sostenibile.  

 

Secondo una sua prospettiva, che definisce neo-cristianesimo, e che vede la relazione tra Gesù e Cristo “secondo un’armonia a prevalenza Cristo”, Mancuso sostiene l’idea del Cristo metastorico, il quale è capace di liberarci da questa “inesorabile processione di nascite destinate alla tomba in cui consiste l’immane vicenda che chiamiamo storia”, e che pone la nostra anima in grado di entrare in comunione con l’eterno, quindi di raggiungere la salvezza.

 

Secondo l’autore, non la morte in croce, ma l’annuncio del regno di Dio fu il vero insegnamento di Gesù, avente una missione salvifica o “cristica”, e che è poi applicabile ea tutti gli individui che hanno vissuto per la giustizia e per il bene, quali ad esempio Socrate, Budda, Confucio. Essi sono i giusti che per introdurre giustizia e armonia intorno a loro hanno dovuto subire ingiustizie e, non di rado, dare la vita. Questo fa cadere la presunzione che solo alcuni sono i popoli eletti. 

 

Cristo, piuttosto che redentore, è così “rivelatore, suscitatore, ispiratore, creatore”: un Cristo universale e cosmico. In questa prospettiva la croce non va vista come strumento di espiazione, ma come indicazione dell’amore divino che va incontro alle sofferenze del mondo, Mancuso conclude che Cristo rappresenta la possibilità della trascendenza perché’ la vera vita non può venire da dentro la storia, sibbene di là dal tempo e dallo spazio.

 

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