Il mondo del carcere – Susanna Rollino

Il mondo del carcere – Susanna Rollino

Il 23 maggio prossimo la Fondazione Balducci celebra l’annuale Giornata della Legalità con un convegno sui diritti delle persone detenute. 

Il mondo del carcere – sempre più spesso abitato dagli “ultimi” – è stato un ambito in cui più volte si è posato lo sguardo di padre Ernesto e, a maggior ragione oggi, vista la drammatica situazione in cui versano i nostri istituti di pena che quasi quotidianamente la cronaca ci riporta, pare opportuno mantenere il medesimo sguardo vigile e interessato. Partendo dai diritti, quei diritti che la nostra Carta costituzionale riconosce e garantisce anche nella fase dell’esecuzione della pena perché ritenuti prerogative inviolabili della persona; la detenzione infatti deve limitare solo la libertà personale e non gli altri diritti perchè, come recita l’art.27 della Costituzione, le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Di questi principi, e primo fra tutti il principio personalistico che vede l’uomo sempre come fine e mai come mezzo,  ne tratteranno la prof.ssa Lina Caraceni, docente di Diritto Penitenziario all’Università di Macerata e il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze: l’una – semplificando molto e non rendendo loro giustizia perché esperti e attivi in entrambi gli ambiti – in maniera teorica, l’altro nell’applicazione pratica, propria della funzione di vigilanza richiesta alla magistratura di sorveglianza. L’aggancio alla nostra realtà territoriale sarà poi effettuato con un focus su alcuni progetti che, nel carcere cittadino, hanno avuto un esito positivo proprio nel rispetto e nell’attuazione di quei diritti.   

Nel carcere tuttavia è facile smarrire l’orizzonte costituzionale della pena e i diritti garantiti ed effettivamente tutelati dal nostro ordinamento penitenziario faticano a trovare una piena realizzazione. Si proverà allora ad allargare l’orizzonte delineando, a sommi capi, i molti modi in cui la pena può essere eseguita fuori dal carcere, con le misure e sanzioni di comunità che, come recitano le Raccomandazioni europee, pur limitando la libertà personale del soggetto che deve sottostare ad alcuni obblighi, lo mantiene nel suo ambiente di vita, nella società con l’obiettivo di far crescere nell’autore di reato la consapevolezza della propria responsabilità verso la comunità e in particolare verso la vittima del reato.

Nel contempo è opportuno – e questo può essere un obiettivo della Fondazione – intraprendere un cammino culturale che porti a rivedere l’equazione: “pena uguale carcere”, comprendere e valutare il significato e la portata delle misure alternative al carcere, e lavorare per una maggiore responsabilità sociale facendo emergere nella comunità la consapevolezza che la società civile è parte attiva e determinante nel processo di reintegrazione (o meno) del reo nel proprio tessuto sociale e della reale utilità, anche collettiva, delle misure di comunità che, come da più parti riconosciuto, risulta il vero strumento per combattere la recidiva.

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