MESSA IN LATINO IN SAN PIETRO
Come ha sottolineato il quotidiano cattolico francese “La Croix” Leone XIV ha autorizzato alla fine di ottobre, per la prima volta dal 2021, una celebrazione nella basilica di San Pietro a Roma secondo il rito antico, in latino, con la schiena del celebrante al popolo da parte del card. Burke. Dietro le differenze rituali, come è noto, ci sono temi teologici. Una unità ecclesiale può e deve essere fondata sulle parole e gesti di Cristo. Secondo il Concilio di Trento Gesù ha offerto “a Dio, il Padre, il suo corpo e il suo sangue, sotto le specie del pane e del vino” secondo una tradizione molto antica che faceva della Croce un sacrificio offerto a Dio Padre, ma questo non è il senso più autentico della Cena. La riforma liturgica del Vaticano II ha presentato la Cena come è nei Vangeli e nelle parole di Paolo nella Lettera ai Corinti, perché Gesù ha offerto il suo corpo e il suo sangue non a Dio ma ai suoi discepoli, nel nome del Padre, egli riceve quel pane venuto da Dio, lo spezza e lo dà sia a Giuda che lo tradisce, sia a Pietro che lo rinnegherà.
E’ questa concezione che cerca di esprimere la messa riformata di Paolo VI del 1970. Nella messa tridentina il prete, separato dal popolo, nello spazio sacro del coro, offre a Dio il sacrificio del Figlio. Nella messa di Paolo VI il prete rivolto verso l’assemblea trasmette ad essa ciò che riceve da Gesù, lo Spirito ricevuto dal Padre. Anche l’uso della lingua corrente esprime la stessa realtà, Dio in Gesù si è fatto prossimo agli uomini e si è rivolto a loro nella stessa lingua perché lo comprendessero. Ci chiede di accogliere il dono della sua vita fin nella morte, ed è centrale sottolineare il mistero e la profondità di questo sacro dono.
L’aver permesso una celebrazione nel rito antico in San Pietro sembra rispondere ad un desiderio di Leone XIV, più volte espresso, quello di ricomporre in unità le diverse linee teologiche ed ecclesiologiche presenti nella Chiesa, dopo le riforme conciliari. Rimangono però molto profonde le diversità religiose e teologiche espresse nelle due forme liturgiche. Nella messa tridentina il prete, separato dal popolo, nello spazio sacro del coro, su un altare, offre a Dio il sacrificio del Figlio, il linguaggio è quello sacrificale. Nella forma liturgica riformata si vuol sottolineare con forza il mistero e la profondità del dono della sua vita fatto da Cristo e anche l’uso della lingua corrente esprime l’immagine di Dio che si è fatto uomo nella loro lingua perché lo comprendessero e chiede ai fedeli di accogliere il dono della sua vita, fino alla morte, trasmette lo Spirito ricevuto dal Padre, perché possano diventare pietre vive del suo Spirito, un corpo sacerdotale. Non sono immagini facilmente componibili.
Va inoltre tenuto presente che il tema della liturgia era uno dei capitoli centrali del rifiuto di Lefebvre di accettare le risoluzioni del concilio Vaticano II e quindi alla base delle condanne di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Benedetto XVI, nel tentativo di una riconciliazione con i lefebvriani, toglieva la scomunica inflitta dai precedenti pontefici e nel 2007 con la Summorum pontificum liberalizzava l’uso della messa in latino definendo quella come “straordinaria”, “più antica”, mentre quella dovuta alla riforma conciliare la forma “ordinaria” della preghiera. Papa Francesco con la Traditiones custodes del 2021 stabiliva che i libri liturgici promulgati in seguito alle riforme conciliari erano “l’unica espressione della lex orandi del rito romano”, mentre il vescovo diocesano doveva “regolare” le celebrazioni liturgiche nella diocesi, comprese quelle precedenti la riforma di Paolo VI del 1970.
Di fatto la messa in latino era un tema di conflitto rilevante. Questo forse è il motivo della scelta di papa Leone, che conosce la storia e le motivazioni teologiche e liturgiche dei conflitti, ma sembra voler tentare di ricomporre l’unità all’interno della Chiesa cattolica anche come necessaria premessa per una prospettiva ecumenica. Ma si chiedeva Martin Pouchon, biblista, gesuita, sul quotidiano cattolico “La Croix” del 27 ottobre: “Come ristabilire l’unità della Chiesa se la liturgia non si basa sui Vangeli?”.