1 Novembre 2025, Tutti i Santi
Prima Lettura
Dalla Apocalisse di San Giovanni Apostolo
Ap 7, 2-4. 9-14
Salmo 23
Seconda Lettura
Dalla prima lettera di San Giovanni apostolo a Timoteo
1Gv 3, 1-3
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 1-12
Chi sa contare i propri giorni ha la saggezza del cuore, come dice la Scrittura. Noi viviamo con una presunzione di onnipotenza, scansando dalla nostra prospettiva ogni limite. In questa menzogna che ci costruisce, germogliano e prosperano tutti i gesti della violenza e della irriverenza verso gli altri.
Una pietà sgorga nel nostro cuore quando ci riconsegniamo al nostro futuro, sia pure con l’incertezza sul destino che avremo dopo la morte. Questo atteggiamento verso noi stessi si riflette anche nel nostro atteggiamento verso Dio. In fondo non è molto importante dire che Dio c’è o che Dio non c’è, è importante sapere se noi siamo sulla terra tra coloro che vivono con povertà di spirito, con mitezza, con misericordia, con purezza di cuore, con amore per la giustizia e con amore per la pace: questo conta, questo è il nome di Dio frazionato nei molti nomi della condotta umana.
Dov’è Dio sulla terra? Ci sono creature che ne parlano, anche se non ci credono. Scusate se ritorno su questo tema che mi ha suggestionato: io sento che l’immensa turba di coloro che se ne sono andati, senza nomi, è come un appello a Dio: o è u segno della Sua inesistenza, o è un grido verso Dio. La mia fede in Dio vuole essere una forma di misericordia verso tutti coloro che per amore della giustizia, per amore dell’onestà, per amore della pace, sono stati uccisi: è un grido che io alzo verso Dio.
Ma se io vivo con il mio Dio, tutto tranquillo e contento di crederci e non mi turbano gli spettacoli di questi eccidi, la mia fede è una consolazione illecita e alla fine anche pericolosa perché alimenta l’insensibilità e l’indifferenza per la tragedia del male.
Questo atteggiamento di rispetto del nostro mistero e del mistero di Dio si deve riflettere anche in un comportamento verso gli altri: questa è nel Vangelo la verità più importante. Più volte, nelle nostre riflessioni, abbiamo detto che in fondo quel che dea de sulla appartenenza o meno al Regno di Dio: sono le professioni di fede, sono le forme di za. Il Signore non dice nemmeno una volta: «beati quelli che pregano», non lo dice. Non dice: «beati quelli che si ritirano in solitudine a contemplare Dio», non lo dice.
Egli presenta condizioni di esistenza in cui c’è sempre un rapporto con gli altri, una premura per gli altri che implica sempre la rinuncia agli strumenti che riteniamo necessari: la forza, l’arma per la difesa della giustizia e della nostra sicurezza. È come se, quando pensiamo all’esistenza degli uomini, secondo l’immagine pubblica e tradizionale della vita, si sollevasse come un coperchio e venisse alla luce una possibilità straordinaria che allieta il cuore.
La purezza è un distacco da quelle che invece il mondo ritiene le condizioni ideali e privilegiate. La purezza è questo distacco, questa presa di distanza. Siccome il mio Dio è un Dio al futuro, allora il sentiero lungo il quale io lo devo cercare, lungo il quale posso alzare gli occhi con la speranza di vedere una riflesso del suo mistero indicibile, è questo.
Io non mi metterò con i piedi su dei volumi di teologia per vedere Dio meglio: starò accanto ad un povero, ascolterò e farò mio il gemito di un moribondo, guarderò lo spettacolo desolante delle tombe su cui noi mettiamo i fiori della nostra pietà e che parlano del destino che ci attende. E così che può germogliare in me la prospettiva di una conoscenza di Dio che sia quella del Vangelo, che è diversa dalla conoscenza di Dio di cui invece va orgogliosa la nostra cultura e anche la nostra religione pubblica.
Gli angeli della distruzione stanno incombendo, ma non hanno nome di angeli, sono ormai nomi scientificamente dicibili. Sono già su di noi. L’ora di Apocalisse in cui la terra e il mare saranno devastati è imminente.
Che cosa opponiamo noi a questa minaccia? Non una specie di progetto di correzione e di moderazione. Non è più possibile «moderare» la bestia; essa è scatenata. Noi opponiamo una alternativa. Noi non vogliamo affidare il futuro dell’uomo e della terra alle armi.
Lo spirito delle Beatitudini diventa, da spirito di consolazione privata, una specie di raggio di luce che attraversa il futuro della storia. Gli antropologi documentano che i primi villaggi umani sono nati attorno ai cimiteri. La civiltà è nata come risposta piena di venerazione per la vita, contro la morte. Ma la necropoli si allarga, sta per inghiottire la vita.
Con la nostra fede, che io ho voluto collocare ai livelli dell’umana pietà, dobbiamo rispondere a questa minaccia, agli angeli dello sterminio che ormai passeggiano nel mondo come dominatori. E questa la consolazione che ci viene dall’annuncio del Vangelo: la moltitudine di coloro che vivono secondo queste leggi enunciate dal Signore è straordinariamente grande. Sono loro che possiederanno la terra.
Dobbiamo preparare il tempo in cui i poveri si alzeranno in piedi e marceranno sulla terra e non avranno armi in mano e non avranno libri sotto il braccio, avranno soltanto la voglia di vivere secondo amore. Allora sarà venuto il Regno di Dio.
Da “Il Vangelo della Pace” vol 3, anno C