10 Agosto 2014 – 19^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno A

10 Agosto 2014 – 19^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno A

10 Agosto 2014 – 19^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno A

 

Uno che spera di camminare verso un regno nuovo non è mai un ateo; uno che va in chiesa, ma dice: non c’è niente da fare, è un ateo, secondo questa misura a cui ci siamo riferiti.

 

PRIMA LETTURA: 1RE 9,9- SALMO: 84 – SECONDA LETTURA: Rm 9- VANGELO: Mt 14,22-33

…Gesù ci ha detto questo: Dio è il tuo prossimo. Certo Egli non è nell’ordine ontologico il tuo prossimo, Egli è altro, ma si approssima a te nel tuo prossimo. Questa è una verità troppo semplice per chi ha una fame religiosa perché vorrebbe il Dio dei miracoli, delle apparizioni. No! Dio è nel tuo prossimo, ti viene accanto nel tuo prossimo. Questo Gesù ci ha detto, ha fatto. La sua vita è questa esistenza per gli altri, ridotta proprio nella totalità. Questo è il senso della parola. Quando io ascolto questo, mi sento giudicato perché io, e tutti voi, non sono in regola. L’importante è che però io assuma questa parola. Che se poi volessi dispiegarla in tutte le articolazioni interne, mi ricondurrebbe alla vita di Gesù, alla sua morte stessa, che è interna a questa parola, perché Egli è stato schiacciato da un mondo in cui invece la parola dominante è un’altra: è l’inimicizia dell’uomo per l’uomo o, se volete, la misericordia per l’uomo purché si sottoponga, cioè, io amo dire, è la verità del dominio. I dominatori non sono cattivi purché i dominati siano buoni. Anche noi occidentali non siamo mica cattivi, purché non ci disturbino. Se arrivano gli Albanesi di là, gli Africani di giù è un’altra cosa! Noi siamo costituiti nel vizio. Le nostre virtù sono tutte basate sul presupposto di non essere disturbati da gente, per altro, disturbata da noi. Ecco dov’è la menzogna strutturale in cui siamo insediati. Sentirla dentro significa avvertire un disagio insopportabile, significa rischiare di dire anche noi: «Ora basta!», come dire: Non ce la facciamo più a sperare. Ci bastano un orcio d’acqua e un pezzo di pane. Fuori simbolo: l’aiuto quotidiano, l’occasione che ci è offerta non basta da sola a risolvere il tutto però essa è l’orcio d’acqua necessario. Allora il mio cammino in questo deserto – usiamo pure i simboli della Scrittura – è un cammino che va verso un mondo in cui questa parola si sia realizzata. Noi non lo immaginiamo nemmeno se non attraverso la parola dei profeti. È il mondo in cui tutti saremo fratelli, in cui non ci sarà l’affamato sorvegliato da un poliziotto, in cui non ci sarà quello che voi vedete tutti i giorni, e meno male che non vediamo tutto! Noi dobbiamo muoverci verso quel mondo e questa è la parola che Gesù ci ha dato. Non arriveremo che difficilmente a capire il contenuto umano di questo messaggio del Signore che noi cerchiamo di incapsulare di nuovo nei limiti religiosi. Questa frode è la frode che più mi colpisce e mi rattrista perché è difficilmente smascherabile. Come fate voi? Voi potete additare al pubblico disprezzo uno che bestemmia, ma uno che prega, come potete? Non potete farlo. Però quante preghiere trasmettono la menzogna! Non sono secondo questa parola, si aspettano un Dio che scenda dal cielo a punire tutti i nemici. Anche la Bibbia è piena di immagini di questo Dio che punisce. Questa verità dobbiamo oggi riprenderla nel nostro cuore per liberarci dalla tentazione dello scoraggiamento. Il viaggio è lungo e non siamo noi quelli che forse devono portarlo a termine, ma, tutto sommato il termine è ogni momento. Quando noi abbiamo fatto un passo, quando noi abbiamo risposto all’appello del momento abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, però non è morta in noi la voglia di andare, di camminare. Abbiamo vinto la tentazione di dire: «Ora basta!». Sapete bene come si traduce nel concreto il cedimento. Mica con il suicidio, tutt’altro: con lo star bene, col dire: «Chi se ne frega». Io ho tra le mie conoscenze tanti che venti anni fa erano presi dal fervore ed ora sono sistemati. Hanno detto: basta, tanto non c’è niente da fare, è una pura illusione, tanto l’uomo è fatto così, e via via. Ecco qual è il crollo della speranza, che è il vero ateismo vissuto. Uno che spera di camminare verso un regno nuovo non è mai un ateo, uno che va in chiesa, ma dice: non c’è niente da fare, è un ateo, secondo questa misura a cui ci siamo riferiti. Ecco perché dobbiamo, in momenti di scoraggiamento, quando le circostanze sociali ci buttano con violenza di fronte ad un dato di fatto che credevamo non ci fosse, riprendere coraggio dentro, riprendere le misure della nostra vita e dei nostri giudizi. Chiudo ritornando alle parole del Signore quando dice che Egli è venuto a porci questa consegna di vita che è l’amore per gli altri. Questo è il viaggio verso Dio. Non c’è un viaggio verso l’uomo e uno verso Dio, ce n’è uno solo: è quello verso l’uomo ed è lì che si incontra Dio. Questa è la parola che Gesù ci ha detto. Dobbiamo quindi vincere in noi la tentazione dello scoraggiamento e riprendere con fiducia il nostro cammino verso l’adempimento.

 

Ernesto Balducci – “Gli ultimi tempi” – vol, 2

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