13 Febbraio 2022 – VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO- Anno C                   

13 Febbraio 2022 – VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO- Anno C                   

13 Febbraio 2022 – VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO- Anno C               

PRIMA LETTURA:  Ger 17,5-8   SALMO: 1    SECONDA LETTURA: 1Cor 15,12.16-20

 

VANGELO: Lc 6,17.20-26

 

Quando uno si trova a vive­re a ridosso della sua stessa condizione di essere, di puro esistente, perché non ha niente altro, allora in quel momento è molto facile poter cogliere la luce dell’esistenza allo stato sorgivo e poter accogliere parole che non troverete mai nei luoghi alti del sa­pere. Quando Gesù chiama «beati» i poveri non dice pa­role di pura consolazione per gli afflitti ma vuole ri­velare che i poveri hanno nelle loro mani quel tesoro unico che è la speranza. Sono i poveri di Dio – co­me si dicono nella Bibbia – cioè gli uomini che non hanno altra ricchezza che la mano di Dio sulla loro testa. È dalla loro parte che abita la verità sul mon­do. Se io volessi sapere qualcosa sullo stato del mon­do in quest’anno e mi fosse concesso, come alterna­tiva, di poter passare un’ora in una tribù del sud Sa­hara dove si muore di fame continuamente, o passa­re un’ ora di colloquio alla Casa Bianca, dove apprenderei di più sullo stato del mondo? Tra gli affa­mati o nella casa del potere? Lo dico con sicurezza: fra gli affamati, quelli che hanno fame hanno la ve­rità del mondo nella carne, nelle viscere; la loro è una cognizione elementare, direi per metabolismo. Proprio a Firenze, l’ho saputo ieri, c’è un movimen­to di giovani che chiedono all’amministrazione di non chiudere subito i carceri che abbiamo in città, le Murate e Santa Verdiana, dopo che saranno vuoti degli attuali abitatori, destinati ad altra sede, ma di farne luogo di visite cittadine perché !a città sappia dove hanno abitato i nostri carcerati. E una pedago­gia importante. Noi il carcerato lo sentiamo come un reietto, pensiamo che è giusto che sia lì. Ed è certo giusto, io non sto qui a difenderlo. Però se noi sapessimo come dentro la stessa cerchia che contie­ne il benessere c’è anche la sofferenza di questi cri­minali che sono – guarda caso – sempre o quasi sempre fra i poveri e potessimo vedere, con gli oc­chi, come vivono, noi capiremmo molto di più sulla città che non se fossimo informati dagli informatori autorizzati. Da tutto questo nasce una specie di at­teggiamento metodo logico nel nostro esistere che è di guardare il mondo dalla parte di coloro che sono beati agli occhi di Dio; guardarlo con quegli occhi. Non c’è nemmeno bisogno di incontrare fisicamente i poveri, i perseguitati, gli affamati, gli afflitti, an­che se è molto bene che avvenga. Allora entriamo in una sapienza antichissima, antica come le montagne, alla luce della quale appare la grande stoltezza dei ricchi. Nel Vangelo non c’è l’odio contro le ricchez­ze e nemmeno contro i ricchi; la ricchezza e il pote­re rientrano in quella grande categoria che si chiama la stoltezza, cioè la grande idiozia che non sa di es­ser tale, altrimenti non sarebbe a quel posto. E allo­ra le misure si capovolgono.

 

Ernesto Balducci – da: “Il Vangelo della pace”.Vol.3

 

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