19 Agosto 2018 – XX DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

19 Agosto 2018 – XX DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

19 Agosto 2018 – XX DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

…se tu guardi una vetrata di una cattedrale gotica dal di fuori non vedi un bel niente: grovigli di vetri, di sconnessure; ma se vai dentro, quel disegno è stupendo. Ecco: Dio è dentro,

 

PRIMA LETTURA: Prv 9, 1-6 – SALMO: 33 – SECONDA LETTURA: Ef 5,15-20 – VANGELO: Gv 6,51-58 

 

…Ci sono uomini saggi in tutto il mondo, che parlano dal profondo del cuore, con quella facoltà che la Bibbia in un passo chiama, con stupenda parola, «la mente del cuore». Un grande scienziato può essere un idiota al livello della mente del cuore e un uomo che ha una grande mente del cuore può essere un puro ignorante per quanto riguarda tutto il resto. La mente del cuore: quel modo di rappresentarsi il mondo in cui si obbedisce all’integrità dell’essere non scisso tra amore e sapere ma mantenuto unito. È la sapienza perenne. Ci sono poeti antichissimi che sono modernissimi; noi li leggiamo come se fossero nostri contemporanei perché quando siamo al livello della mente del cuore il tempo non conta. L’umanità non è che una tribù tutta raccolta nella finitezza del tempo e dello spazio, con attorno l’infinito e ha sempre le stesse domande: perché si siamo? Perché siamo insieme? Dove andiamo? Le eterne domande che sono sapienza già in quanto domande. La fede cristiana non è altro che un innesto gratuito, inatteso, imprevisto, della sapienza di Dio nella umana sapienza. Quale potrebbe essere il desiderio più profondo della mente del cuore? Cosa c’è in questa mente del cuore? C’è il desiderio di poter vedere le cose come le vede Dio. Io, uomo sapiente, di fronte al cadavere di un caro, che cosa posso fare se non interrogarmi e riconoscere la labilità delle cose umane, questa profonda ingiustizia dell’esistere che costruisce valori stupendi come l’amore fra un uomo e una donna, fra un figlio e i genitori e poi, come se niente fosse, li stermina? Se potessi sapere perché! Se potessi guardare la morte come Dio la guarda! Se potessi pensare ai cari che non ho più come Dio ci pensa! È un modo umano di parlare ma simboleggia bene l’esigenza interiore, dato che noi vediamo le cose dalla facciata relativa, dal di fuori. Come mi insegnò un lontano maestro, con bella immagine: se tu guardi una vetrata di una cattedrale gotica dal di fuori non vedi un bel niente: grovigli di vetri, di sconnessure; ma se vai dentro, quel disegno è stupendo. Ecco: Dio è dentro, noi fuori. Io vorrei vedere le cose con l’occhio di dentro. Ma l’occhio di dentro è l’occhio di Dio, è la sapienza di Dio. È il «pane disceso dal cielo». Il pane è innanzi tutto la parola di Dio. Gesù è il pane, perché innanzitutto è la parola di Dio. Ecco perché la sapienza di Gesù è la sapienza del Padre ed è la sapienza che ci salva. Aver fede significa partecipare, in maniera incolta, insufficiente, alla stessa sapienza di Dio. La fede che non sta senza la prima sapienza, quella morale, quella umana; ne ha bisogno, perché essa è il suo luogo di vegetazione. Un cristiano stupido, senza mente del cuore, ci dà un cristianesimo stupido. Come diceva il teologo per eccellenza, San Tommaso, «la grazia non sostituisce la natura ma la completa».La fede non sostituisce la sapienza ma la completa. Ecco perché occorre una educazione umana alla sapienza. Come si fa ad educare cristianamente un bambino? Non significa infarcirgli la mente di dogmi cristiani, significa sviluppare in lui l’occhio della sapienza, la mente del cuore alle proposte che vengono dalla fede e che sono tutte sospese nella sfera della libertà estrema. Anche un bambino di sei anni respira in quella sfera della libertà, non va acculturato, non va dogmatizzato, ma va elevato nella sfera della libertà perché dove c’è libertà ivi non c’è fede ma fanatismo, dogmatismo, cioè stoltezza. Anche la fede può farsi omogenea all’intelligenza il cui scopo è l’efficienza e una fede che mira all’efficienza è corretta. La fede non ha nessuna efficienza: è un profumo, è una manciata di lievito, è una lampada accesa e noi ne vorremmo fare invece fuochi d’artificio. La fede ha lo stesso respiro dell’essere, non dell’avere, non del fare; dell’essere che anche un fare. Questo rapporto fra la sapienza che scente dall’alto e la mente del cuore è un rapporto profondo su cui non finiremo mai di riflettere.

 

Ernesto Balducci – “Il Vangelo della pace” – vol 2 – Anno B

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