22 Luglio 2018 – XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

22 Luglio 2018 – XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

22 Luglio 2018 – XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

Dobbiamo poi rendere conto del perché questo annuncio di pace, segnato dal sangue, è stato, globalmente parlando, così sterile. Siamo in un mondo di guerra, come si era nel passato, e non sembra – a rigore – che i cristiani siano capaci di abolire la logica della guerra; ci stanno dentro, la legittimano, ne traggono perfino vantaggi.

 

PRIMA LETTURA: Ger 23, 1-6 – SALMO: 22- SECONDA LETTURA: Ef2,13-18- VANGELO: Mc 6, 30-34

 

Le affermazioni teologiche di Paolo ci permettono di entrare, in maniera il più possibile autentica, dentro un argomento che mi sembra essenziale per quanto riguarda la riflessione di fede del nostro tempo. Abbiamo più volte dimostrato come una volta che si liberino i grandi temi della salvezza dalla loro prigionia spiritualistica che ne fanno degli annunci estranei alla vita che viviamo in questo mondo, siamo costretti a prendere atto delle incredibili alienazioni di cui siamo rimasti vittime come persone e come cristiani. Quando, ad esempio, noi riflettiamo sulla Croce, è difficile comprendere come essa sia una forza di distruzione di tutto ciò che appartiene ai poteri di questo mondo, ivi compresa – per ripetere la parola di Paolo – la legge fatta di prescrizioni e di decreti. Gesù sulla Croce ha distrutto in sé l'inimicizia, ha abolito gli steccati che separano gli uomini ed ha abolito ogni pretesa degli uomini – per quanto apparentemente legittima – di dominare le coscienze. Ecco perché egli non è solo un annunciatore di pace. Ne abbiamo avuti tanti, e ne avremo sempre di annunciatori di pace! Egli ha realizzato in sé le condizioni vere per la pace. È qui che misuriamo anche, con molta amarezza, quello che potremmo chiamare – con intenzioni penitenziali – il fallimento del cristianesimo, che è rimasto come annuncio di pace, ma alla prova dei fatti non sembra che sia riuscito a creare una umanità pacifica; anzi, se è vero quello che ci dicono le statistiche, in nessuna parte del pianeta, si sono fatte guerre come nella parte cristiana. Come possiamo noi continuare a ripetere il Vangelo mettendo fra parentesi la terribile provocazione che nasce dai fatti? E come possiamo non tener conto dello scandalo di tutti coloro che in base alla loro crescita culturale – a questo riguardo senz'altro positiva – non sanno liberarsi dalla memoria di ciò che è avvenuto e non sanno quindi ascoltare con spirito critico le parole reiterate del Vangelo sulla pace? Dobbiamo poi rendere conto del perché questo annuncio di pace, segnato dal sangue, è stato, globalmente parlando, così sterile. Siamo in un mondo di guerra, come si era nel passato, e non sembra – a rigore – che i cristiani siano capaci di abolire la logica della guerra; ci stanno dentro, la legittimano, ne traggono perfino vantaggi. Allora la nostra riflessione deve essere per un verso fedele alla Parola di Dio che abbiamo ascoltato, e per l'altro verso libera di fronte alla realtà della storia, assumendo il diritto del giudizio che è una aspetto importante della prerogativa profetica, che – come ci è stato ricordato solennemente – e una prerogativa di ogni cristiano. In che senso Gesù sulla Croce «distrugge l'inimicizia»? Quando si volesse dare del peccato originale (altro luogo, altro tema della riflessione di fede rimasto imprigionato da spiegazioni estranee alla nostra esigenza morale) una comprensione pertinente, credo che si potrebbe chiamare peccato originale la tendenza indomita, inestirpabile dell'uomo a costruirsi, nella vita e nei rapporti con gli altri, come Signore, cioè a seguire la linea della volontà di potenza. «Sarete come dei», così fu detto e così è detto. Il peccato originale è l'imitazione di dio e di un dio che, a sua volta, non è che una proiezione personalizzata dell'istinto di potenza. Il Dio che noi amiamo e adoriamo, ha spesso la nostra faccia, è la nostra immagine. […] La volontà di potenza, allora, nei brani che abbiamo ascoltato, ha due luoghi di manifestazione, che sono poi i luoghi in cui sempre la riconosciamo. Il primo luogo, quello più specifico, è il livello del potere, delle istituzioni: nelle istituzioni si concretizza la volontà di potenza. Ivi sono i falsi pastori i quali ritengono – magari in nome di Dio – di avere il diritto di dispensare le coscienze dalla loro autonomia, dalla loro responsabilità, e si assumono il diritto di dare disposizioni e ordini in nome di Dio, senza premurarsi che le loro parole passino attraverso l'accoglimento libero delle coscienze. Questo modo di governare – lo dice Gesù – è proprio dei pagani: che poi lo sia anche dei cristiani, appunto, è una riprova che son pagani anche loro. Gesù dice che chi vuol comandare deve servire e servire le coscienze innanzi tutto. Ora, i falsi pastori, non sono quelli che portano scritta la falsità sulla fronte; anzi, spesso sono quelli più ammirati. Ma sono falsi pastori perché utilizzano il gregge secondo obiettivi che non hanno niente a che fare con la liberazione delle coscienze. Sono i pastori che un giorno ci dicono che i nemici sono ad Occidente, un giorno che sono ad Oriente, un giorni ci dicono che la proprietà è sacra, un giorno ci dicono… Essi danno disposizioni contando sulla nostra cieca obbedienza. Nei momenti in cui dovrebbero parlare, non parlano. Se vengono le guerre e i cataclismi, per prudenza stanno zitti. Non sono delle guide delle coscienze. Anche nel senso che per essere guida occorre tanta umiltà da stare ad ascoltare le coscienze, perché esse, una volta riabilitate nelle loro integrità nativa, sono i luoghi in cui si manifesta la volontà di Dio. Quindi, per essere fedeli al Signore, noi dobbiamo rifiutare ogni soggezione della nostra coscienza a qualsiasi potere….

 

Ernesto Balducci – "il mandorlo e il fuoco " vol 2- anno B

 

 

 

 

 

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