23 Febbraio 2020 – 7^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO-Anno A

23 Febbraio 2020 – 7^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO-Anno A

23 Febbraio 2020 – 7^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO-Anno A       

 

Siamo arrivati ad un punto in cui la stoltezza di questo mondo ha toccato il limite, e il limite è quello in cui una tendenza si sviluppa fino a negare se stessa. Per esempio il principio della sicurezza, che ha guidato tutte le organizzazioni militari, è arrivato ad un tal punto che nega se stesso: noi muoriamo per troppa sicurezza. È la troppa sicurezza che ci minaccia.

 

PRIMA LETTURA:  Lv 19, 1-2. 17-18- SALMO: 102- SECONDA LETTURA:  1 Cor 3, 16-23- VANGELO:   Mt 5, 38-4

 

…Come ho detto più volte, la novità del nostro essere cristiani, in questo ultimo scorcio del secondo millennio, è che oggi potremmo finalmente vivere senza avere nemici. Noi siamo stati educati, sempre, all'idea che i cristiani hanno dei nemici. La Chiesa ha dei nemici e quindi occorre far di tutto per difenderla. Anche il concordato, di cui i miseri resti sono rimasti sanzionati ieri, è stata una costruzione nata da questa paura dei nemici. Chi ha paura dei nemici ha una paura che nasce dal fatto che è lui il nemico, è lui che ha prepotenze interne, ha volontà di conquista, ha lui la libidine del potere ed è proprio per camuffare questa sua ferinità che egli si costruisce l'avversario. C'è tutta una storia di avversari che abbiamo combattuto mentre il male era dentro di noi. Finalmente ci è possibile – non è che questo sia un costume generalizzato – dirci cristiani senza avere nemmeno un nemico. E se per caso c'è un nemico, è quello a cui vogliamo bene, per cui preghiamo e che semmai vorremmo smontare dal suo stato di ingiusta inimicizia, attraverso un di più di amicizia: questo ci dice il Signore. Non è questo un principio riservato ad una élite, è un principio che è condizione di sapienza per tutti gli uomini: questa è la nostra certezza. Siamo arrivati ad un punto in cui la stoltezza di questo mondo ha toccato il limite, e il limite è quello in cui una tendenza si sviluppa fino a negare se stessa. Per esempio il principio della sicurezza, che ha guidato tutte le organizzazioni militari, è arrivato ad un tal punto che nega se stesso: noi muoriamo per troppa sicurezza. È la troppa sicurezza che ci minaccia. Non è una battuta, è una definizione dello stato di cose. L'umanità sta morendo, sta affondando per eccesso di sicurezza. Questo stato drammatico è lo svelamento, l'apocalisse della idiozia nascosta nella sapienza costituita. Mi domando: non potrebbe esserci una sapienza che la sapienza di questo mondo ha considerato stoltezza e che nasconde in sé la risposta ai problemi che oggi ci fanno tutti impauriti? La risposta è sì, è proprio così. Noi non possiamo chiedere agli Stati di diventare non violenti, perché lo Stato stesso – ecco cosa dobbiamo dirci – è una creazione nata nel lungo periodo della violenza. Una volta che fossimo una umanità senza violenza lo Stato dovrebbe scomparire e avremmo forse uno Stato unico. Ma ora non voglio abbandonarmi ad utopie che del resto sono scritte nelle più nobili pagine della nostra cultura del passato. Mi fermo all'attuale. Non chiederò allo Stato di professare il discorso delle beatitudini – mi guarderei bene – però devo chiedere agli uomini ed ai cristiani di non legittimare la violenza dello Stato, di considerarla una necessità da smobilitare quanto prima. Dobbiamo guardarci dal portarle giustificazioni ideali fino al riconoscimento che c'è un nemico, perché siamo in un tempo in cui, come sappiamo, l'uso della forza non può più colpire nessun nemico dato che essa colpisce tutti noi. Condizione drammatica, ma finalmente benedetta davvero. Siamo in un tempo in cui non ci è più possibile immaginarci una guerra con i nemici sconfitti perché se essa ci sarà saremo tutti sconfitti. Finalmente! Per una specie di sviluppo circolare, questa sapienza antica come le montagne ci si rivela modernissima, anzi come la verità del futuro. Solo se rinunceremo a costruire l'ideologia del nemico noi potremo vivere: è questo che il Signore ci ha detto. La difficoltà di tradurre queste idee di fondo nelle mediazioni politiche, statuali, giuridiche è immensa, però questa è la verità a cui dobbiamo rifarci. Ed è misurandoci con questa verità che potremo giudicare con profonda sapienza lo stato di imbarazzo drammatico in cui oggi ci troviamo. Quando il Signore ci ha detto di essere perfetti come il Padre che è nei cieli ha detto queste parole in un preciso contesto. Quando è che io sono come il Padre? Quando amo tutti, quando non ho più nemici. La santità di Dio è che per Lui non c'è nessun nemico, anche il suo nemico Egli lo ama, chi Lo bestemmia è protetto da Lui; c'è chi non crede in Lui ma Lui crede in chi non ci crede. Dio ama tutti: questa è la verità misteriosa del Vangelo. Non fa distinzioni. E noi abbiamo fatto guerre contro «i nemici di Dio»; ci siamo preoccupati di distinguere i suoi nemici e Lui non se ne è mai preoccupato. Abbiamo organizzato le crociate contro i nemici di Dio e per difendere i diritti di Dio che Lui non ha mai difeso. Questa tragica menzogna deve scomparire come nebbia dinanzi ai nostri occhi. Dobbiamo riconoscere che per essere perfetti come Dio, dobbiamo abolire in noi la necessità del nemico. Perché Egli ama tutti. Questo principio se noi lo lasciamo discendere lentamente nel fondo di noi stessi, ci chiarifica, ci fa luce. Tante tristezze nostre sono il frutto di questa nostra necessità di avere dei nemici e di produrli. Se noi avessimo un cuore libero da questa necessità, sentiremmo in noi qualcosa della perfezione di Dio che manda la pioggia nel campo dei giusti e nel campo degli ingiusti: questa è la perfezione di Dio che si è dischiusa anche a noi.

 

Ernesto Balducci – da: “Il Vangelo della pace” – vol. 1

 

 

 

 

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