25 Ottobre 2026, 30a Domenica t.o.
Prima Lettura
Dal libro dell’Esodo Es 22, 20-26
Salmo 17
Seconda Lettura
Dalla 1a lettera di San Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1Tes 1, 5-10
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 22, 34-40
Man mano che questo continente dello spirito si sgretola lasciandoci in una condizione di precarietà storica, in una specie di ideale “anno zero” in cui le tradizioni non fanno più da piattaforma, noi sperimentiamo di nuovo alcune situazioni delle origini la cui permanenza rimaneva come dissimulata.
I nostri padri dischiudevano e chiudevano la loro esperienza personale dentro un contesto che li superava e che nell’età laica si chiamava genericamente Storia. Noi siamo in una generazione senza storia, nel senso che la precarietà la investe da tutte le parti e il tempo che viene non fa corpo con quello che abbiamo alle spalle.
E proprio in questa condizione che noi ritroviamo, nella ricchezza del suo significato, una contraddizione dell’epoca dell’annuncio cristiano. Allora il contrasto era non fra chi credeva in Dio e chi non credeva in Dio ma fra gli idolatri e i credenti nel Dio vivo.
Noi invece abbiamo alle nostre spalle un vasto conflitto fra i credenti e gli atei. Si considerano credenti anche gli idolatri. Parlo degli “idolatri occidentali”, che non hanno più — come diceva argutamente Eliot — il culto del bue Api ma il culto del Progresso.
L’idolatria è di tante specie. Anche il culto di Dio può essere idolatria. Ci sono stati e ci sono uomini politici che fanno spesso il nome di Dio ma che in realtà non credevano e non credono nel Dio vivo e vero. Sono degli idolatri.
Quando Paolo entrò nell’Areopago aveva attorno a sé dei filosofi di grande livello, come gli stoici e i platonici, che avevano la certezza di un Dio essere supremo e di un “Logos”. Erano degli idolatri.
La linea di demarcazione — ora lo vediamo bene — non è fra Dio e la sua negazione, ma fra l’idolo e il Dio vero. Anche fra i cristiani ci sono degli idolatri che hanno un feticcio che chiamano Dio — siamo noi che mettiamo le etichette — che non ha niente a che fare con il Dio vivo e vero: è un Dio morto, astratto, ideologico.
Questa demarcazione sta ritornando. Fra i cristiani c’è grande lite ormai. Chi è Dio? È la garanzia dei sistemi di dominazione? o la garanzia dei processi di liberazione? Occorre scegliere!
Si parla di Dio da una parte e si parla di Dio dall’altra. Il nome di Dio ci imbroglia, fa confusione. Sarebbe meglio oscurarlo per un momento, per risolvere, senza questo sublime ingrediente, le nostre questioni.
Da “Il Vangelo della Pace” vol 1, anno A