3 Ottobre 2021 – XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

3 Ottobre 2021 – XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B

3 Ottobre 2021 – XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B
PRIMA LETTURA: Gn 2, 18-24
SALMO: 127
SECONDA LETTURA: Eb 2, 9-11
VANGELO: Mc lO, 2-16, forma breve 10, 2-12
… L’Adamo del 2000 dà il nome alle cose, cioè domina, regola secondo se stesso Il mondo attorno, però questo è lo spiraglio meraviglioso della rivelazione biblica – è triste perché non trova niente di simile a sé. È un mondo di cose. L’uomo d’oggi ha un mondo di cose infinitamente più grande dell’uomo di cento o duecento anni fa. È più felice? Nessuno oserebbe dirlo. Non è quello il segreto. In principio non e così perché la pienezza è nella risposta tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e la donna; è nella reciprocità del dialogo, del dono reciproco. Questa è la novità della creazione ed è di una qualità diversa. È vero, uno può avere moglie come ha un podere. Allora non conosce ciò che in principio era, ciò che deve essere, perché l’altro non è una cosa. Che i matrimoni siano spesso equiparabili a contratti di compra-vendita lo sappiamo bene. Due persone possono essere marito e moglie per cinquant’anni ma non sono mai stati marito e moglie, perché questa è un’altra cosa, è il superare Il rapporto, il,rapporto dell’avere per entrare nella dimensione dell’essere. E questa la novità straordinaria. Se così è, tutta la legislazione del matrimonio rivela il suo limite: Abbiamo su di noi ancora le ferite dei grandi dibattiti sull’indissolubilità del matrimonio. Certo che il matrimonio è indissolubile! L’amore è indissolubile. Altra cosa è poi vedere come il fatto avviene. Certamente Dio vuole che l’uomo e la donna siano per sempre l’uno dell’altro, tutto sta sapere quando è che Dio ha dato il segno che lo vuole. Secondo il nostro comportamento è la legge, la regola, il rito. Abbiamo fatto il rito! Ed è così, secondo la nostra possibile comprensione. Ma chi potrebbe giurare che solo a causa di un rito Dio lo vuole? Andiamo piano, il discorso è delicato! Dobbiamo distinguere i valori che vanno collocati lungo l’asse dell’essere da quelli che invece sono inscritti nella fragilità delle nostre disposizioni culturali. Questa distinzione è importante, altrimenti noi omologhiamo i due livelli con grandi vessazioni sulle coscienze. Ecco dov’è la condizione umana nella sua reale fragilità. L’importante è non smarrire questo valore di fondo che qui ci viene ricordato. Del resto, due che si amano sul serio hanno il fastidio delle leggi. D’altra parte siamo nella società, viviamo in società, dobbiamo pagare questo tributo anche ai controlli della società, ma l’amore è un’altra cosa. Esso vive di totale libertà, solo che la libertà di cui si parla non è la libertà de libertinaggio, che è al livello delle leggi, è oltre. Ecco perché nel regno di Dio non ci si sposa. Non ci si sposa perché non ci sono pubblicazioni, sigilli, firme. Ma noi non siamo mica nel regno di Dio, siamo nel regno della storia e queste cose sono necessarie. Tener distinti i due livelli non è un abile escamotage per sfuggire, è rispettare la dimensione dell’ esperienza umana in ciò che ha di più bello. Questo è fondamentale anche per aver rispetto per gli altri, senza maledire nessuno, senza scagliare la prima pietra come fanno i fari- sei di tutti i tempi, perché nel segreto di un cuore non c’è mai entrato nessuno e chi ha amore per la creatura umana fissa l’occhio lì e sa che solo Dio ce lo mette. Egli penetra nei cuori. Il rispetto anche per le vicende degli altri che sono fuori regola è un rispetto dovuto non al lassismo o al permissivismo ma a questa riverenza per la tribolazione che c’è nella condizione umana. Certo, noi dobbiamo mirare a far sì che i valori impliciti in questa rivelazione riflettano se stessi anche nella società. Noi dobbiamo fare le leggi. Perché un amore che nasce con desiderio del dono totale e irreversibile si mantenga così, dobbiamo piegare le leggi al servizio di questi valori, però essi hanno come unica risorsa la libertà umana, la capacità dello spirito umano e non possiamo affidarli a nessun codice, né canonico, né civile. Questo è ciò che dobbiamo dirci al riguardo. Riprendendo il discorso nella sua ampiezza, che cosa vuoI dire Gesù quando dice: «Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non entrerà in esso»? Il bambino è l’emblema dell’uomo prima del suo ingresso nella cultura. Per lo più il bambino è piuttosto una creazione della immaginazione degli adulti. Lo carichiamo di senso, vediamo noi stessi, prima della soglia passata la quale diventiamo bravi alunni, laureati, persone sistemate nella legge. Il bambino ci porta all’aurora, al cominciamento e quindi ci dà, per partecipazione, quel senso di libertà che si immagina si abbia prima di entrare nella fitta maglia delle regole che ci rendono adulti ed efficienti. Il bambino è il cominciamento, è la libertà dalle regole, è la vita che si affida alle proprie risorse per cui il bambino è sempre nuovo, non conosce le regole del parlare, dice cose sconvenienti, fa domande assolutamente assurde ma piene di senso, e così via. Ecco il fascino. È un emblema. Se uno mi dice: «Lei parla di Dio, me lo dimostri che c’è». «Tu sei un uomo adulto – rispondo -, non sei un bambino. Ai bambini non si dimostra». Quando ti ho dimostrato Dio, ti ho dato il suo indirizzo, il suo nome e cognome, io ti ho dato il Dio delle culture che non mi interessa. Se non siamo bambini, se non siamo cioè capaci di trascendere la modalità che ci è impressa dalla cultura, noi non capiremo nulla di queste cose. È come suonare una sinfonia di Beethoven a un sordo. Ci vuole una connaturalità e questa rivelazione riguarda le cose ultime, le cose che devono essere e che saranno. Questo è il Vangelo annunciato ai piccoli di cui parla spesso il Signore. Tiro le fila dicendo che questa è la sapienza di cui abbiamo bisogno, specialmente nei tempi dei cominciamenti. Gli anni in cui siamo sono gli anni di un cominciamento. Non torna più nulla, i nostri libri di scuola sono vecchi anche se sono di tre anni fa. Dobbiamo rivedere tutto e siamo un po’ smarriti. Ma il bello è qui. Dobbiamo ricominciare, riprendendo le misure in ciò che era da principio perché tutte le divisioni bianchi, neri, gialli, italiani, occidentali … – non erano da principio, sono tutte dopo.
Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol 2

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