6 Gennaio 2026 – Epifania del Signore
Prima Lettura: Dal libro del profeta Isaia (Is 60, 1-6)
Salmo 71
Seconda Lettura: Dalla lettera di San Paolo apostolo agli Efesini (Ef 3, 2-3.5-6)
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 1-12)
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano:
«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.
Gli risposero:
«A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo:
«Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono.
Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore
Se c’è un messaggio organicamente connesso al tempo che viviamo, è questo dell’Epifania. Ieri un noto antropologo che, con i suoi strumenti di scienziato, da anni culturalmente combatte per mettere in luce l’importanza dei popoli del terzo mondo e che ha molto contribuito al cambiamento della mentalità colonialistica, mi scriveva con simpatia ma per dirmi che lui, per suo conto, ha perso ogni speranza.
Le sue speranze appena qualche anno fa, sulla possibilità che i popoli oppressi si liberassero e che l’umanità entrasse in un rapporto di fraternità, di uguaglianza, di giustizia, sono finite. Io penso che questo calo di speranza oggi sia dovuto in parte al venir meno di una lettura della storia basata su criteri ideologici.
Non è questo il luogo perché io tenti l’analisi di questa crisi. Molta luce ci viene dai brani che avete ascoltato e che, di fronte alla situazione in cui siamo, vanno — per così dire — violentemente dischiusi, liberando il messaggio dall’involucro mitico in cui è custodito.
Isaia parlò della Gerusalemme splendente sul monte ad un popolo prigioniero a Babilonia, che pensava alla sua città solo come nella reminiscenza, nel ricordo, nel rimpianto. Isaia indica il futuro e indica una Gerusalemme, che vuol dire città della pace, diventata centro universale di pace, di fraternità, di gioia.
Matteo scrive il suo brano dopo che Gerusalemme è stata distrutta dai romani e gli ebrei (e con essi i primi cristiani che si confondevano con gli ebrei) erano nella dispersione: il racconto dei Magi vuol dire che il regno di Dio si realizza anche con quelli che vengono da lontano. Finiranno Erode, gli scribi, i sommi sacerdoti, ma questo regno non finirà. Non ha il suo centro in una città geograficamente fissata, stabile.
Paolo scrive per ricordare che ormai il rapporto del popolo ebraico con la promessa di Dio è cambiato: tutti gli uomini sono chiamati ad essere un solo corpo.
Come vedete, il quadro di riferimento della profezia è mutato, ormai è universale. Ed è proprio nella situazione di angoscia, di fallimento, di sconfitta che esplode all’interno la risorsa della speranza che nei credenti appoggia alla promessa di Dio.
Più drammatica è la situazione di chi questa speranza non sa dove poggiarla; deve appoggiarsi su se stessa, sui postulati categorici della coscienza. E tuttavia io penso che la vera comunione che si stabilisce tra gli uomini, una comunione su cui batte la luce di questa rivelazione, è la comunione nella speranza di potersi liberare dallo stato di oppressione, di emarginazione, di delusione in cui si vive.
Da “Il Vangelo della pace”, vol. 1, anno A