8 Dicembre 2017 – IMMACOLATA CONCEZIONE – Anno B

8 Dicembre 2017 – IMMACOLATA CONCEZIONE – Anno B

8 Dicembre 2017 – IMMACOLATA CONCEZIONE – Anno B

 

Ecco perché il vero cristiano non è l'uomo docile. Egli non confonde mai l'obbedienza di fede con le obbedienze che sono forme di idolatria. Gesù è stato l'uomo dell'obbedienza al Padre e l'uomo della disobbedienza. Egli non ha obbedito a nessuno se non nella misura in cui le obbedienze terrene – a cominciare dalla obbedienza ai suoi a Nazareth – erano sottoposte a questa obbedienza fondamentale. Ora noi dobbiamo ritrovare in Maria il modello di questa obbedienza.

 

PRIMA LETTURA:  Gn 3,9-15.20- SALMO: 97- SECONDA LETTURA:  Ef 1,3-6.11-12- VANGELO:  Lc 1,26-38

 

 

…Maria non è l'archetipo femminile, l'eterno femminino, e cosi via, secondo le ambiguità delle devozioni liriche. Essa è la creatura che ha detto a Dio: «Sia fatto di me secondo la Tua Parola ». E in lei l'obbedienza di fede è stata totale. A questo è stata chiamata. La sua vera fecondità è qui, come già è detto nelle parole di Gesù: «Colui che accoglie le mie parole e le mette in pratica è mia madre, mio fratello e mia sorella». C'è una generazione che deriva da questa obbedienza di fede. E l'obbedienza di fede consiste non solo – come nel caso di Maria – in questa disponibilità ad un annuncio di cosi radicale importanza pèr tutti noi, ma consiste, più generalmente, nel vivere conformandoci al disegno di Dio, cosi come ci è stato manifestato e ci si manifesta. La docilità di fede non è la docilità storica, sociale, politica … , che, anzi, la docilità di fede radicando la coscienza in una misura assoluta rende poi incapaci di ogni altra obbedienza; o, almeno, subordina ogni altra obbedienza a questa misura. Ecco perché il vero cristiano non è l'uomo docile. Egli non confonde mai l'obbedienza di fede con le obbedienze che sono forme di idolatria. Gesù è stato l'uomo dell'obbedienza al Padre e l'uomo della disobbedienza. Egli non ha obbedito a nessuno se non nella misura in cui le obbedienze terrene – a cominciare dalla obbedienza ai suoi a Nazareth – erano sottoposte a questa obbedienza fondamentale. Ora noi dobbiamo ritrovare in Maria il modello di questa obbedienza. La sua perfezione deriva da questa conformità totale al disegno di Dio, la quale l'ha liberata da ogni altra soggezione per renderla totalmente funzionale al suo disegno. Ed essa, con totale libertà, senza quindi avvilimenti strumentali, con totale dignità fino a mettersi dinanzi a Dio in atteggiamento interrogativo (e non dunque in una specie di annientamento: ha discusso prima di pronunciare la sua parola) è entrata nella storia della salvezza con tutta se stessa, nell'ombra della Croce, nell'obbedienza del Figlio dinanzi al Padre e, finalmente, noi lo affermiamo per fede, nella gloria totale della Resurrezione. Per concludere: che vuol dire per noi questo mistero? Vuol dire che tutte le nostre devozioni, in cui ha più peso la religione naturale che non la luce della fede, devono ricomporsi dentro una verità essenziale, elementare, attorno alla quale si sviluppa la nostra esistenza di credenti, secondo varie misure, secondo vari paesi: il senso della nostra vita è nell'obbedienza alla Parola di Dio. E questa obbedienza non ci mette fuori dall'agire storico perché la Parola di Dio è un disegno sulla storia, è un disegno che riguarda l'umanità. L'obbedienza a Dio ci colloca – per casi dire – nel disegno portante della storia umana. Il quale non. è fenomenico, non è soggetto alle analisi ed alle costruzioni delle filosofie della storia (valgano quel che valgono), ma si fa evidente nella visione di fede. Ognuno è chiamato a vivere in questo disegno segreto che sarà manifestato nella gloria. L'obbedienza al disegno di Dio non può che trasformarsi in opere di salvezza, in opere di amore, in una crescita anche umana, perché esso non è volto a creare un altro mondo o a realizzare. un’altra creazione, ma a questa stessa creazione in cui viviamo tutti noi – credenti o no – nella medesima tribolazione e nella medesima speranza. Così, la luce di Maria non fa che illuminare, in un modo particolare, con una sua differenziazione delicata e insostituibile, il nostro comune viaggio di popolo di Dio verso l'adempimento.

                                   

Ernesto Balducci – da: “Il mandorlo e il fuoco” – vol. 2

 

 

 

 

 

 

 

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