8 Ottobre 2014 – 27^ DOMENICA TEMPO ODINARIO- Anno A

8 Ottobre 2014 – 27^ DOMENICA TEMPO ODINARIO- Anno A

8 Ottobre 2014 – 27^ DOMENICA TEMPO ODINARIO- Anno A

 

Le paure più vere sono quelle che stanno fuori delle soglia della coscienza, stanno all'uscio. Ogni tanto vengono dentro ma noi le ributtiamo fiori per garantirci una tranquillità.

 

PRIMA LETTURA:  Is 5,1-7- SALMO: 79- SECONDA LETTURA:  Fil 4,6-9- VANGELO:  Mt 21,33-43

 

Noi siamo oggi in un mondo in cui gli esclusi sono a nostra disposizione anzi vengono a casa nostra. Cosa facciamo? Abbiamo molti modi di agire, più o meno rispettabili Uno di questi è di prospettarci un programma di integrazione: accoglierli per renderli come noi. Sarebbe molto bello perché piano piano potremmo liberarci dal tormento. Se i figli dei nostri figli potessero raccontare un giorno che nessuno nel mondo muore di fame, che nel mondo non ci sono più armi sarebbe veramente il momento in cui il regno di Dio trasparirebbe dagli spessori opachi della terra. Ma non ci arriveremo perché l'emarginazione non è accidentale, è invece funzionale al nostro modo di costruire, per cui la pretesa di integrare gli altri nel nostro tenore di vignaioli privilegiati è assurda in quanto la vigna non dà tanto. Questa è una scoperta che segnerà l'epoca futura di grande amarezza. Quando leggo le pagine dei grandi pionieri del nostro tempo mi commuovo perché sono tutti illuminati dall'utopia che con il libero mercato sarà felice l'umanità intera, che con l'espropriazione dei proprietari si renderà… Quelle certezze sono tutte venute meno perché urlano contro l'evidenza. Noi abbiamo sfruttato questa vigna in modo tale che non tutti possono godere degli stessi vantaggi altrimenti la vigna si esaurisce. Noi siamo tallonati dentro da questo sospetto anche se non lo diciamo ad alta voce. Le paure più vere sono quelle che stanno fuori delle soglia della coscienza, stanno all'uscio. Ogni tanto vengono dentro ma noi le ributtiamo fiori per garantirci una tranquillità. Ecco allora che cosa abbiamo. Noi siamo incapaci di capire fino in fondo la portata di questa profezia evangelica che nella nostra riflessione va usata con moderazione perché può dare anche adito ad uno sfogo demagogico, deve essere assunta con sofferenza interiore: ci sarà tolto il regno! io ci penso spesso a questo fatto che sta avvenendo. Si vede, tutti i dati lo dicono. Noi siamo, nella vecchia cristianità europea, nulla ormai. Siamo potentissimi ma siamo nulla. Appena quarant'anni fa eravamo il 16% dell'umanità, fra dieci anni saremo appena il 6% e questa umanità che ci circonda – lo scarto – è diventata immensa e si agita. Noi siamo nel momento critico. Dobbiamo allora innanzi tutto fare una scelta di tipo coscienziale e conoscitivo. Non dico di tipo economico/politico, che viene dopo e che a volte potrebbe essere anche una soluzione indebita. Non sarebbe sufficiente infatti dare a tutti da mangiare – l'uomo non vive di solo pane -, dovremmo dare a tutti dignità. Non è sufficiente renderli servi sazi, il problema è quello di ristabilire un giusto rapporto con gli altri, e questo significa liberarci da noi stessi: lo penso che anche nel conflitto terribile che si agita in questi mesi il problema vero che sta sotto a quello di cui si dibatte nei debiti luoghi, è la percezione che c'è un'oscura marea umana che ci assedia, la marea degli esclusi: In noi c'è come una volontà di rigetto. È già scritto, manca solo l'esecuzione. Noi abbiamo durezza di cuore e abbiamo un aggressività orpellata di diritto. C'è l'insensibilità per la morte dei bambini, per la morte dell'umanità [..j Noi non possiamo risolvere tutti i problemi del mondo, dobbiamo liberarci del titanismo morale che ci porta all'agitazione verbosa e sterile, dobbiamo con serietà rifare i nostri progetti di vita e assumerci le nostre responsabilità che sono immense e, se noi non fossimo continuamente viziati da una rappresentazione delle cose funzionale alla giustificazione del mondo come è capiremmo. Se prendiamo le pagine dei giornali di oggi leggiamo che la più ricca nazione del mondo è in una crisi economica che fa paura, ma nel contempo ha inviato un esercito sterminato, che costa l'ira di Dio. Anche Se non ce lo diciamo sentiamo che sotto c'è una follia: Dobbiamo vivere in questa profondità il travaglio del nostro tempo. Non è che questo semplifichi la soluzione, non sono così stolto, però senza questo travaglio tutte le soluzioni sono sbagliate, anche quelle che vogliono la giustizia in modo sommario. Il cammino è lungo e parte da questo principio elementare e tragico: teniamo gli occhi su le pietre scartate in quanto lì sono fissi gli occhi di Dio, è da lì che siamo misurati, è lì che si celebra, nel silenzio misterioso e terribile, il giudizio di Dio sul mondo.

 

Ernesto Balducci – da: "Gli ultimi tempi" vol. 1 – anno A

 

 

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