LA LETTERA DELLA GIORNALISTA UCCISA NEL RAID SULL’OSPEDALE DI GAZA

LA LETTERA DELLA GIORNALISTA UCCISA NEL RAID SULL’OSPEDALE DI GAZA

«Ghaith, cuore e anima di tua madre, ti chiedo di non piangere per me, ma di pregare per me, così che io possa restare serena». Con queste parole inizia la lettera che la giornalista palestinese Mariam Abu Dagga ha scritto al figlio Ghaith. Una sorta di testamento spirituale dettato dalla situazione in cui si trovava: nel cuore della guerra tra Israele e Hamas, circondata da bombe e fame, dove anche i giornalisti sono a rischio. Solo poche settimane fa un raid all’Al Shifa Hospital ha ucciso sei reporter. 

Mariam Abu Dagga, giornalista freelance per varie testate tra cui l’Associated Press, è morta questa mattina durante un raid da parte dell’esercito israeliano al complesso ospedaliero Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

Dagga, prima di morire, ha scritto qualche frase indirizzata al figlio dodicenne Ghaith, da cui si è dovuta separare all’inizio della guerra, quando è stato evacuato. Nella lettera, tradotta e ricondivisa da Patrick Zaki sui social, la giornalista si rivolge direttamente a Ghaith: «Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, e che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio».

«Non dimenticare che io facevo di tutto per renderti felice, a tuo agio e in pace, e che tutto ciò che ho fatto era per te – continua -. Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me». L’articolo di Giulia Taviani prosegue sul sito del Corriere

TESTO DELLA LETTERA

Lettera di Mariam Abu Dagga a suo figlio Ghaith

«Ghaith, tu sei il cuore e l’anima di tua madre. Voglio che tu preghi per me e non pianga per me, così che io possa restare felice. Voglio che tu tenga alta la mia testa, che lavori sodo, che eccelli e che diventi capace. Voglio che tu abbia successo, mio amato.

Ricordati sempre di me. Ho sempre fatto tutto per renderti felice, per tenerti gioioso e a tuo agio, per darti tutto. E quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam, come me.

Tu sei il mio amore, il mio cuore, il mio sostegno, la mia anima e mio figlio di cui sono fiera. Sarò sempre felice di sentire della tua buona reputazione. Un incarico che ti lascio, Ghaith: la tua preghiera, poi la tua preghiera, poi la tua preghiera, caro mio.»

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